GERRY ADAMS, “INDIETRO NON SI TORNA”
Gerry Adams dalle pagine di Léargas, il suo blog
Traduzione a cura di Riccardo Rinaldi
La Belfast del 2013 non è la città in cui sono cresciuto. Quand’ero giovane e per buona parte della mia vita adulta Belfast era un posto in cui i nazionalisti non avevano nessun diritto; un posto in cui il settarismo e la diseguaglianza erano comuni ed esercitati come pratica politica ed istituzionale.
A decine di migliaia di nazionalisti si negava il diritto di voto nelle elezioni locali e per Stormont. Si negavano loro il lavoro e la casa. Ogni senso di appartenenza alla cultura irlandese veniva proibito o guardato con sospetto. La lingua, la musica e la cultura irlandese erano marginalizzate ed i rappresentanti politici dei nazionalisti del nord non avevano nessuna influenza e nessun potere.
Altrove al Nord la modifica e la manipolazione artificiose dei confini tra i distretti elettorali facevano sì che i consigli locali, anche in aree, come quella di Derry, che avevano chiare maggioranze nazionaliste, fossero gestiti da maggioranze unioniste secondo interessi unionisti. E Belfast era una delle peggiori.
Lo Stato del Nord era uno Stato orangista. L’Orange Order era il cemento che teneva insieme le strutture politiche, economiche ed istituzionali dello stato. La maggioranza degli uomini d’affari era mebro dell’Ordine. Se eri unionista e volevi diventare un ufficiale superiore dello RUC – dovevi essere membro dell’Ordine. Un giudice? Dovevi essere membro dell’Ordine. Un politco di successo? Dovevi essere membro dell’Ordine.
L’eredità di quei decenni perseguita ancora il nord. Il settarismo rimane ancora una piaga. Le cicatrici della discriminazione possono essere ritrovate nel numero sproporzionato di cittadini in attesa di una casa popolare nelle aree nazionaliste; nelle statistiche sull’occupazione nelle sei contee, dove le aree nazionaliste soffrono del più elevato livello di disoccupazione; e nel livello di povertà. 36 delle 40 aree più povere del nord sono nazionaliste.
Per l’unionismo, lo Stato del Nord era il proprio stato. Non importava che anche alcuni unionisti vivessero in alloggi spaventosi o lavorassero in condizioni terribili. Lo Stato del Nord – lo Stato orangista – apparteneva a loro. Dava loro un senso di appartenenza, di coesione e di superiorità.
Il processo di pace ed l’accordo del venerdì santo hanno cambiato tutto questo. È un processo positivo per tutti su quest’isola. È anche un processo irreversibile.
L’ethos alla base del processo di pace è la pari dignità, il rispetto reciproco e l’eguaglianza. È anche il cambiamento. Ogniprocesso di cambiamento presenta grosse difficoltà. Ci sono anche quelli che temono il cambiamento. Vedono l’eguaglianza di tutti i cittadini copme una minaccia.
L’eguaglianza non vuol dire che una parte domina l’altra – e nemmeno che qualcuno attacchi quella che alcuni descrivono come cultura unionista. Vuol dire che tutti i cittadini – unionisti e nazionalisti – vengono trattati con rispetto reciproco e su eguali basi per la prima volta dalla partizione dell’isola.
Vuol dire nazionalisti ed unionisti, ed altri, che vivono in una società in cui si prendono decisioni democraticamente e pacificamente. Vuol dire tolleranza ed inclusione – non odio ed amarezza.
I simboli, comprese le bandiere, possono essere fonti di divisione, ma solo se visti in un contesto ristretto.
Dunque, Belfast non è più una città unionista. È una città condivisa.
La grande maggioranza dei suoi cittadini non vuole più la vecchia Belfast – vuole una nuova Belfast.
La decisione del consiglio comunale di Belfast è parte di tutto ciò. È una posizione di compromesso cui si è arrivati democraticamente. Sinn Féin non voleva bandiere, o in alternativa un’eguaglianza di simboli, con la bandiera britannica ed il Tricolore che sventolassero fianco a fianco. I consiglieri di Sinn Féin hanno appoggiato la decisione di compromesso di innalzare la bandiera britannica in un numero prestabilito di giorni.
Questa posizione di compromesso era basata sulla legislazione che concerne l’uso delle bandiere portata avanti dal governo britannico e che i leaders unionisti all’epoca avevano raccomandato.
Il prossimo aprile, l’accordo del venerdì santo compirà 15 anni. Anch’esso fu un compromesso tra posizioni politiche contrapposte.
La sua riuscita si misura nel numero di vite risparmiate; nella pace che è stata stabilita; negli accordi per la condivisione del potere che stanno funzionando; e nel numero di giovani che, diversamente dai loro genitori o dai loro nonni, non hanno dovuto sperimentare un conflitto.
Dunque, dove si va da qui?
È chiaro che ci sono alcuni tra gli unionisti che vogliono riportare indietro l’orologio. Che pensano che “rispetto reciproco” voglia dire che i nazionalisti accettino il domino dell’ethos unionista.
Questo non è né rispetto reciproco né uguaglianza. Né riflette le realtà politiche e demografiche di oggi. Novant’anni fa lo Stato del Nord fu ricavato dal resto dell’isola pensando che avrebbe fornito agli unionisti una maggioranza permanente ed automatica di due terzi.
Nelle recentissime cifre del censimento pubblicate proprioprima di Natale, meno della metà della popolazione si descriveva come britannica. Il 40% ha dichiarato di ritenersi esclusivamente britannico.
Un quarto dei cittadini ha dichiarato di ritenersi esclusivamente irlandese, ed un 21% di ritenersi nord-irlandese. Questo vuol dire che il 46% rifiuta un’identità britannica e si ritiene irlandese.
Quindi il nord non è britannico tanto quanto Finchley – come Margaret Thatcher disse una volta – e gli unionisti devono accettare che quasi la metà dei cittadini del nord hanno un diverso senso di appartenenza.
Può questo cambio demografico e di opinioni delle persone essere parte delle motivazioni di coloro che cercano di agitare i fuochi del settarismo?
Può la diminuzione del voto unionista essere parte della ragione per la risposta di alcuni degli unionisti ai cambiamenti che stanno avvenendo?
Giocare la carta orangista – alimentare le divisioni settarie – è una vecchia tattica unionista e britannica utilizzata per mobilitare l’opinione unionista e rimettere i nazionalisti al proprio posto.
È una tattica pericolosa che in passato ha portato a pogroms, alla partizione [dell’isola, n.d.T.] e a decenni di violenza.
La maggior parte delle proteste che stanno avendo luogo sul problema della bandiera è illegale. La più parte viene organizzata dal BNP, dalla UVF e da elementi criminali, alcuni dei quali sono noti spacciatori di droga. Cercano di sfruttare la situazione per i propri fini.
La comunità si aspetta che coloro che stanno organizzando queste proteste saranno sottoposti ai dovuti controlli e che le proteste stesse saranno controllate dalla polizia in modo equanime.
Gerry Adams in visita ai residenti delle abitazioni attaccate nei riots del 12 gennaio
Quando i leaders politici riflettono sugli avvenimenti delle recenti settimane, è importante che si capisca che l’accordo del venerdì santo non deve essere dato per scontato. Ha bisogno di costante lavoro ed attenzione.
Ci sono importanti parti dell’accordo che ancora non sono state implementate – per esempio una Bill of Rights, e questioni che originano nel passato. Questi aspetti devono essere affrontati.
Dopo l’attacco di Massereene del 2009 in cui furono uccisi due soldati britannici, Martin McGuinness e Peter Robinson convocarono tutti i leaders politici, ecclesiastici e civici per disegnare una strada che portasse avanti e per far sì che la piccola minoranza delle voci che vogliono minare il processo di pace non abbia successo.
C’è bisogno di nuovo di quell’approccio. Il Forum unionista creato dal DUP e dallo UUP può avere un ruolo da giocare, ma sarà limitato. La stabilità, la partecipazione ed il progresso non sono il monopolio di una sezione del popolo. Tutti devono essere coinvolti.
Abbiamo bisogno di una risposta che venga da tutti i partiti e da tutta la comunità alle proteste sulla bandiera ed alla violenza che le ha accompagnate. [Tale risposta] deve anche affrontare tutti gli altri aspetti non risolti.
Sarà un’enorme sfida. I Repubblicani non sottostimano i problemi alla base di questo, e le difficoltà che l’unionismo ha di fronte, ma non si può tornare indietro. Le piccole minoranze che vogliono aggrapparsi al passato devono essere respinte. Il settarismo deve essere affrontato e sconfitto. La promessa dell’accordo del venerdì venerdì santo per una nuova società in cui si rispettino tutti i cittadini, e dove obiettività, giustizia, ed eguaglianza siano i principi guida, deve essere portata avanti.

Gerry Adams si è recato in visita alle abitazioni repubblicane attaccate durante i riots del 12 gennaio 2013