32CSM BODENSTOWN 2011: DISCORSO DI FRANCIE MACKEY

traduzione a cura di Elena Chiorino

Il primo, essenziale passo per la risoluzione di qualunque problema è riconoscere che quel problema esista. Troppo spesso, nella nostra storia, questo principio fondamentale è stato ignorato per facilitare l’illusione politica che la cosiddetta “Questione Irlandese” fosse stata risolta. Il processo che ha portato alla formulazione di tali teorie è iniziato con l’accettazione da parte degli irlandesi di una definizione britannica del conflitto; a tale processo è seguito uno scenario di guerra o di pace finalizzato al ritrarre le aspirazioni degli irlandesi come inestricabilmente legate alla guerra, mentre quelle britanniche rivolte alla pace. Il risultato è stato una scissione fra le posizioni degli irlandesi, sospesi fra la continuazione della guerra e l’ottenimento di un’indipendenza sovrana. I conseguenti accordi riflettevano questa dicotomia, e il nostro diritto alla sovranità è stato soggiogato, com’era nelle intenzioni degli inglesi.
Gli scorretti comportamenti politici inerenti a questi processi interessano nuovamente l’Irlanda di oggi. Il dovere dei Repubblicani è dimostrare che il conflitto non è stato risolto, e che le sceneggiate politiche di Stormont sono un’illusione per quanto riguarda l’ottenimento della nostra libertà. È un compito oneroso, che richiede fermezza e pragmatismo nella visione politica. Siamo andati oltre al giocare a biasimare. Siamo andanti oltre all’invocare la storia. Siamo andanti oltre all’invocare l’ideologia come mezzo per riportarci indietro. Adesso siamo nei panni di Wolfe Tone, e le nostre azioni dimostreranno quanto lo meritiamo.
Iniziamo col definire il problema, così che la nostra gente riconosca che esiste ancora. Nel farlo, mi rivolgo ai miei compagni repubblicani, perché con un’unica voce possiamo raggiungere questo scopo con una certezza più salda. È importante che i repubblicani comprendano la necessità di adottare una posizione comune nei confronti del conflitto, e che riconoscano che una particolare politica è necessaria per ottenerla, indipendentemente da qualunque previsione politica per un’Irlanda post-conflitto. Nella situazione corrente, dobbiamo proporre un pacchetto risolutivo costruito politicamente.
Il problema è la violazione della nostra sovranità e la negazione dei nostri diritti come popolo di autodeterminazione nazionale. Definiamo l’autodeterminazione come determinazione da parte del popolo irlandese del proprio futuro democraticamente, totalmente e senza impedimenti esterni. L’autodeterminazione non è definita come il voto su qualcosa che altri hanno deciso che spetti a noi votare. Non è un voto sezionato, né un voto per cui una parte della popolazione riceve innumerevoli garanzie da un governo straniero che il loro voto prevarrà su quello di altri. Questa è la causa del conflitto fra il popolo irlandese e l’establishment britannico.
Il Good Friday Agreement non rappresenta una risoluzione per il conflitto. È ancora un’altra illusione politica rivolta ai sintomi, non alle cause, come se i sintomi e le cause fossero la stessa cosa. Ed è inoltre finalizzato a intrappolare e screditare coloro che vorrebbero perseguire un piano separatista, ma che sono ora obbligati ad amministrare il potere britannico in Irlanda.
Questo potere continua a manifestarsi in modi che i sostenitori del Good Friday Agreement vorrebbero convincerci a ritenere caratteristiche del passato. I dissidenti vengono internati. Gli internati soffrono brutalità. Chi soffre brutalità viene criminalizzato. E coloro che vengono criminalizzati sono etichettati come traditori. Questa è la natura del potere britannico, e qualunque suo surrogato o amministrazione delegata condividerà la stessa natura.
Mandiamo i nostri saluti a Marian Price, membro dell’Esecutivo Nazionale del 32CSM, internata. Salutiamo tutti i nostri internati e prigionieri di guerra, e promettiamo di lavorare instancabilmente per il beneficio vostro e delle vostre famiglie. E poiché nostro impegno maggiore su questo fronte sta nel migliorare la loro condizione, non ci tireremo indietro nell’attirare l’attenzione delle realtà politiche su questo problema, perché deve essere fatto.
Le strip searches sono una pratica vile e degradante. Era vile trent’anni fa, nel pieno degli scioperi della fame. Il loro uso politico, contro coloro che combattevano per quello per cui noi combattiamo oggi, era allora finalizzato allo stesso obiettivo a cui è punta oggi: spezzare il nostro spirito e criminalizzare la nostra lotta. È fallito allora e fallirà oggi, indipendentemente dal silenzio assordante degli establishment nazionalisti.
Quando il governo britannico e la sua micro-amministrazione a Stormont afferma che il conflitto è finito, noi evidenziamo il loro comportamento nei confronti dei prigionieri repubblicani, e ricordiamo loro che non è vero. Sottolineiamo i continui attacchi del RUC contro la comunità repubblicana, e ricordiamo loro che cambiare nome non significa in alcun modo cambiare funzione. Ricordiamo loro della nostra sfida contro la loro presenza qui di fronte alle Nazioni Unite, e insistiamo perché rispondano. Non si può trovare una conclusione alla guerra ignorandone le cause.
L’IRA non è la causa del conflitto, né può essere indicata come condizione a priori per non cercarne la fine. È vitale che sia il governo britannico che i repubblicani lo riconoscano.
Come repubblicani che cercano una via per uscire dal conflitto non è nostro compito tentare di influenzare l’IRA relativamente alle sue azioni; queste azioni sono un riflesso del continuo fallimento nell’affrontare il problema della sovranità. I discorsi sull’unità repubblicana non possono focalizzarsi intorno alle posizioni favorevoli o contrarie alla lotta armata, perché la lotta armata è inevitabile in questo scenario politico.
Non dobbiamo nemmeno cadere nella trappola del non riuscire a distinguere fra la richiesta politica della fine del conflitto armato e la richiesta politica della fine dell’ingiustizia sociale in un’Irlanda del dopoguerra. Non possiamo permettere che disaccordi reali o immaginari sulla nostra visione di una nuova, libera Irlanda soffochino la cooperazione repubblicana finalizzata alla fine di questo conflitto, che pone qualunque nuova Irlanda oltre le nostre possibilità di raggiungerla. Il Movimento di Sovranità è primariamente volto alla risoluzione del conflitto armato. Nessuna nuova Irlanda può emergere se questo non avviene. Tutte le visioni di una nuova Irlanda sono imprigionate dietro a questa realtà.
Qui, oggi, invitiamo di nuovo tutti i repubblicani ad unirsi e forgiare una via che porti oltre. Vi invitiamo a collaborare ad un pacchetto di risoluzione del conflitto che sia focalizzato sulle risorse che noi possediamo per questa risoluzione. Il Repubblicanesimo ha bisogno di idee. Noi abbiamo idee; voi avete idee; prendiamo il meglio di esse e realizziamone la maggior parte.
Vogliamo dire al governo britannico che concludere il conflitto è nelle loro possibilità. Riconosciamo che la tentazione a trattenersi dallo sfruttare l’approccio sbagliato dei precedenti leader repubblicani era troppo grande, data la longevità del conflitto che ci divide. Sapete che Dublino è debole, ma siete ugualmente consapevoli della forza delle nostre argomentazioni per come ve le abbiamo presentate. Queste argomentazioni sono relative alle cause del conflitto. Il vostro rifiuto o la vostra incapacità di rispondere ad esse rinforza la loro veridicità. Abbiamo anche argomentazioni volte alla risoluzione del conflitto. Sono forti ed ingegnose, e non richiedono il benché minimo prerequisito per sostenerle.
La nostra denigrazione da parte dei media e dell’establishment politico è una testimonianza della nostra crescente influenza. Le vergognose calunnie scagliate contro l’attivista repubblicano Liam Kenny sulla scia del suo assassinio da parte degli spacciatori di droga hanno tradito il terrore insito nella loro mentalità. È una mentalità priva di argomentazioni o idee razionali. I titoli delle grandi testate hanno finito per ridursi ad umiliare e a nascondere l’ammissione che Liam è stato un eccezionale repubblicano e attivista comunitario, che ha dato la vita per entrambe le sue convinzioni. Esprimiamo le nostre condoglianze e la nostra solidarietà alla sua famiglia e ai suoi compagni.
Ma questo episodio mette nuovamente in luce il continuo cambiamento del moderno concetto di media. Ed è una luce da cui i repubblicani devono lasciarsi illuminare. La natura cangiante della comunicazione di massa ha creato opportunità per i repubblicani di trasmettere all’istante il loro messaggio ad un pubblico immenso. La censura della Section 31 non è più uno strumento così potente. La comunicazione di massa non è più un privilegio di un’élite di media decisa politicamente. Possiamo anche noi raggiungere un ampio pubblico, ed è indispensabile che lo facciamo. È indispensabile che attiriamo tra le nostre fila coloro che sono istintivamente ferrati in questa modernità, e che applichiamo la nostra realistica inventiva per massimizzane i benefici.
Il recente assalto ai residenti di Short Strand sottolinea la continua natura settaria delle Sei Contee. E sottolinea, inoltre, che qualunque cosiddetto processo di pace fondato sul settarismo è destinato al fallimento. La divisione è stata un disastro per l’intero nostro popolo, ma tuttavia durante tutta la durata di questo processo nessuno è stato obbligato a discutere sul perché debba continuare. Non ci sono argomentazioni che giustifichino la sua continuazione, e nonostante questo la politica narrativa si è sempre basata sulla sua automatica accettazione.
Cerchiamo una nuova narrativa con i nostri fratelli unionisti. Cerchiamo un dialogo che sia basato su argomentazioni razionali e che non escluda opzioni per un miglioramento dell’Irlanda. Ma ogni dialogo ha bisogno di incentivi perché inizi. Il Good Friday Agreement non procura questi incentivi agli unionisti, ma piuttosto permettere loro di rifiutare semplicemente ogni alternativa alla divisione. Tutti gli altri sono obbligati ad attenersi allo status quo costituzionale, tuttavia agli unionisti è permesso di sottrarsi addirittura alla discussione di altre opzioni.
L’affermazione che l’aspirazione all’unità irlandese sia esattamente alla pari con l’aspirazione al mantenimento del confine è un’altra illusione.
Compagni, il nostro obiettivo è spezzare queste illusioni. Lavorando insieme possiamo raggiungerlo. È tempo di lavorare insieme.
Beir bua!

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