IRLANDA, VOTO STORICO PER ESORCIZZARE LA CRISI

La Repubblica di Irlanda domani al voto. Articolo di Andrea Varacalli tratto da Avvenire, edizione 23 febbraio

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Irlanda, voto «storico» per esorcizzare la crisi

Domani alle urne

Il Paese sull’orlo della bancarotta pronto a punire il Fianna Fail: «Avrebbero dovuto affondare le banche invece di affogare noi» Il Fine Gael, che vuole rinegoziare il debito, verso un netto successo

Da Dublino, Andrea Varacalli

A lla vigilia del voto, l’Irlanda si prepara a delle storiche elezioni politiche. Una tornata che po­trebbe devastare il partito di maggioranza, sot­to accusa per la drammatica crisi economica e spaz­zarlo via dal governo dopo quasi 80 anni di dominio po­litico. È il Fianna Fail – i “Soldati del destino” – nell’ese­cutivo dal 1932, e ora dopo otto decadi, come molti commentatori e sondaggi prevedono, in crollo. Una débâcle dovuta alla fallimentare avventura economi­ca della cosiddetta “tigre celtica” che dopo una rapida illusione ha lasciato solo macerie nella finanza e nella società irlandese. Il Paese è stato infatti costretto ad ac­cettare un piano di salvataggio multimiliardario dal­l’Europa e dal Fondo Monetario Internazionale.
Caoimhe McKenzie ha 28 anni e madre di quattro figli e senza intendersene di finanza sa bene quanto le sia costata la crisi. Fuori ai corridoio degli uffici per l’assi­stenza sociale di Sligo, sulla costa ovest dell’Irlanda, de­scrive il suo dramma e quello dei suoi bambini, dopo la perdita del lavoro in fabbrica. Oggi affrontano i tagli del welfare con il solo salario del marito, un metronot­te. Braccia conserte, pronte alla sfida, mentre due dei suoi marmocchi gli si avvinghiano sulle gambe: Caoimhe non ha dubbi. Le colpe sono dei politici. Il di­sastro è di Brian Cowen, l’ex primo ministro ed ex lea­der del Fianna Fail. «Avrebbero dovuto farle affondare quelle banche!» dice riferendosi al piano del governo per garantire il gigantesco debito aperto dagli istituti di credito con denaro pubblico. «Invece – conclude – han­no lasciato affogare noi». La collera delle tante McKenzie ha fatto vibrare in mo­do potente tutta l’Irlanda. Il voto di domani è poten­zialmente un «cambio rivoluzionario» come indicano gli osservatori. «La parola che userei è sisma» dice Whe­lan, uno dei più taglienti columnist politici del quoti­diano
Irish Times . «Quello che vedremo – spiega – sarà un terremoto politico molto interessante». Gli investi­tori stanno seguendo da vicino le obiezioni politiche, sollevate durante la campagna elettorale, ai costi sociali del piano di salvataggio. Non è difficile intuire che Lon­dra, Parigi e Berlino si preparano al «dopo choc». Le banche europee hanno miliardi di euro congelati qua­si unicamente dai guai della finanza irlandese. Il Fian­na Fail, finora alla guida del governo, ha garantito il pia­no di rientro del debito, ma il Fine Gael – il partito di Enda Kenny lanciato secondo le ultime proiezioni a quota 40% – promette di rinegoziare il prestito e obietta che «i contribuenti non devono essere costretti a men­dicare, a causa degli enormi profitti degli speculatori». Il Fine Gael – dal gaelico «tribù degli irlandesi» – inol­tre propone un taglio degli investimenti di un gruppo di imprenditori locali vicini all’ex premier Cowen at­traverso nuovi e severi regolamenti; un’iniziativa che ha fatto inasprire il dibattito e bollare come populista la mossa di Kenny. Preoccupazioni che sono imme­diatamente rimbalzate sul continente. La possibilità di un rinnovato fiume d’inchiostro rosso nei bilanci eu­ropei ha spaventato i mercati, già poco in salute per le crisi di Grecia e Portogallo. Venti giorni fa, l’agenzia di rating Moody’s ha dato un altro calcio all’affidabilità delle sei grandi banche irlandesi – protagoniste del «bu­co » da 117 miliardi di euro – nel restituire il prestito.
Allora, Il Fianna Fail si era detto «disposto a iniettare altro denaro per evitare la retrocessione»: un sortita che è equivalsa a una Caporetto nei sondaggi, spec­chio delle inquietudini dei 4.6 milioni di irlandesi. La «tigre celtica» di un tempo, un locomotore dell’econo­mia d’Europa per più di un decennio, è la prima vitti­ma della recessione. La disoccupazione, in due anni e mezzo, è triplicata e oggi sfiora il 14%, il welfare si in­debolisce e l’aumento delle tasse non è in grado da so­lo di combattere il maxi deficit di 204.1 miliardi di dol­lari. E l’Irlanda ora è un’isola al “verde”, un paradiso d’Europa che va alle urne in bancarotta.

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