Ballymurphy è come uscito da un copione che suona familiare

Editoriale di Gerry Adams pubblicato da Belfast Media, a pochi giorni dall’esito dell’inchiesta sul massacro di Ballymurphy nel 1971

Ero nella cappella del Corpus Christi a Springhill la scorsa settimana quando il medico legale, Siobhan Keegan, ha impiegato quasi tre ore per leggere il suo giudizio al termine dell’inchiesta sul massacro di Ballymurphy.

Intorno a me sedevano alcuni dei parenti, vittime e testimoni di quei terribili eventi dell’agosto 1971 che provocarono la morte di 11 persone. 10, tra cui un prete e una madre di otto figli, sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco. Nove furono vittime del reggimento paracadutisti. Le prove forensi e altre prove disponibili non hanno potuto confermare che il decimo, John McKerr, sia stato ucciso dagli inglesi, sebbene sia ampiamente accettato che lo fosse. Tutti sono stati ritenuti del tutto innocenti dal Coroner che ha descritto l’uso della violenza da parte dei Paras come “ingiustificabile” e “sproporzionata”. L’undicesima vittima, Paddy McCarthy, morì per un attacco di cuore dopo essere stata aggredita e minacciata dai soldati britannici. Il suo caso non è stato preso in considerazione nell’inchiesta.

Le famiglie hanno reagito con un misto di emozione di gioia e tristezza. Sono rimasto colpito dalle somiglianze tra questa occasione e quella di quasi esattamente 11 anni fa, quando i familiari delle persone uccise nella Bloody Sunday a Derry, hanno udito l’esito del Rapporto Saville.

Martin McGuinness e io eravamo in Guildhall Square quel giorno di giugno del 2010, mentre i parenti delle 14 vittime del reggimento paracadutisti espressero la loro gioia alla conclusione dell’inchiesta Saville.

Lo stesso giorno il primo ministro britannico David Cameron, rivolgendosi al parlamento, si scusò per le azioni dei Paras cercando tuttavia di difendere l’operato del British Army al Nord, affermando che la “Bloody Sunday non è la storia rappresentativa del servizio reso dall’esercito britannico in Irlanda del Nord dal 1969 al 2007”.

Il massacro di Ballymurphy, che ebbe luogo sei mesi prima del Bloody Sunday e il massacro di Springhill in cui morirono sei persone, dimostra che Cameron aveva torto. La Bloody Sunday, come Ballymurphy e altri omicidi, sono esattamente la rappresentazione del coinvolgimento dell’esercito britannico in Irlanda. Oltre 360 uomini, donne e bambini furno uccisi direttamente dal British Army e dalla RUC e molte altre centinaia furono le vittime della collusione tra quelle forze [di Stato] e i paramilitari unionisti.

LA RISPOSTA DEI TORIES
La risposta del governo Tory di Boris Johnson, come quella di Cameron e di ogni governo britannico e unionista da 50 anni a questa parte, è stata quella di coprire la colpevolezza delle loro Forze nell’uccisione e nel ferimento di civili. Il giorno in cui un medico legale ha rivelato che nove cittadini innocenti furono assassinati dai Paras, Downing Street ha rilasciato una dichiarazione in cui si afferma che il governo britannico intende introdurre uno strumento “che offre garanzie migliori per vittime, sopravvissuti e veterani, che si concentra sul recupero delle informazioni e sulla riconciliazione e pone fine al ciclo di indagini. Questo pacchetto manterrà gli impegni nei confronti dei veterani dell’Irlanda del Nord, assicurando loro la tutela che meritano, come parte di un più ampio strumento atto ad affrontare il retaggio dei Troubles in Irlanda del Nord”. Questa è di fatto un’amnistia.

Si tratta di una violazione unilaterale degli impegni presi dal governo britannico nell’accordo di Stormont House. È in parte l’assecondare il sentimento nazionalista inglese di destra che ha creato la Brexit e pensa ancora di detenere un impero. È anche l’inevitabile conseguenza di una strategia politica e militare che ha le sue radici nelle strategie anti-insurrezionali britanniche nelle guerre coloniali dagli anni Quaranta alla fine degli anni Sessanta. Non si dovrebbe mai dimenticare che la politica britannica nel Nord fu dettata in gran parte da questa esperienza e dalle politiche sostenute dal generale britannico Frank Kitson.

Nel 1969, l’anno prima di essere inviato al Nord per prendere il comando della 39a brigata, che copriva l’area di Belfast, Kitson pubblicò Low Intensity Operations: Subversion, Insurgency and Counter-Insurgency. Per difendere gli interessi nazionali britannici, Kitson scrisse: “Tutto ciò che fanno un governo e i suoi agenti nella lotta all’insurrezione deve essere legittimo. Ma questo non significa che il governo debba lavorare esattamente all’interno dello stesso insieme di leggi durante un’emergenza pre esistente. La legge dovrebbe essere usata solo come un’altra arma dell’arsenale del governo, nel qual caso diventa poco più di una copertura di propaganda per eliminare elementi indesiderati”.

I successivi decenni di conflitto devono essere visti in questo contesto. Comprendi questo e inizierai a capire la logica alla base della collusione dello Stato britannico con i paramilitari unionisti: il loro uso di omicidi settari; la tortura dei cittadini e dei prigionieri; l’uso della politica shot to kill (sparare per uccidere); le vittime di proiettili di plastica; le vaste violazioni dei diritti umani inflitte dallo Stato e dalle sue agenzie; l’imposizione di poteri di emergenza che hanno spogliato le persone dei diritti umani fondamentali; e l’uccisione di massa di civili nella Bloody Sunday, il massacro di Ballymurphy, gli omicidi di Springhill e molti altri ancora.

La realtà è che le conclusioni del medico legale sul caso Ballymurphy non avranno sorpreso i notabili della sicurezza che gestiscono il sistema britannico. Ogni governo, conservatore e laburista, sapevano la verità su questi eventi sin dal momento in cui si sono verificati. Ecco perché hanno bloccato e prevaricato, rifiutato e ostacolato ogni sforzo delle famiglie per arrivare alla verità e per garantire i responsabili alla giustizia.

IL GOVERNO IRLANDESE NON HA FATTO DI MEGLIO
Purtroppo il governo irlandese non è molto meglio. Nel novembre 2008 io e i familiari incontrammo Dermot Ahern, l’allora ministro degli Affari Esteri irlandese. Nel maggio 2010 favorii un incontro tra le famiglie e il Ministro della Giustizia dell’epoca, Micheál Martin. Visitammo i luoghi in cui avvennero gli omicidi e i parenti raccontarono a Martin le circostanze in cui morirono i loro cari.

Dopo che fui eletto all’Oireachtas, i familiari delle vittime del massacro di Ballymurphy vennero più volte in visita a Leinster House per fare pressioni, al fine di ottenere sostegno nei loro rapporti con il governo britannico. Nel novembre 2011 lessi per la prima volta al Dáil, i nomi delle persone uccise. “Vorrei, se posso, leggere i nomi delle persone uccise a Ballymurphy: P. Hugh Mullan, aveva 38 anni; Frank Quinn, 19 anni, padre di due figli; Joan Connolly, 50 anni, madre di otto figli; Daniel Teggart, 44 anni, padre di 13 figli; Joseph Murphy, 41 anni, padre di 12 figli; Noel Phillips, che aveva 18 anni; Eddie Doherty, 28 anni, padre di quattro figli; John Laverty, che aveva 20 anni; Joe Corr, 43 anni, padre di sei figli; John McKerr, 49 anni, padre di due figli; e Paddy McCarthy, aveva 44 anni. Imploro ancora una volta il governo di assistere e sostenere la campagna delle famiglie e la loro richiesta di un’indagine completa indipendente”.

Nel marzo 2015 il Taoiseach Enda Kenny incontrò le famiglie e a luglio venne approvata una mozione di tutti i partiti a loro sostegno. La mozione ha anche sostenuto l’accordo di Stormont House su questioni ereditate dai Troubles.

Purtroppo, il governo irlandese non ha mai adottato un approccio strategico a sfidare il governo britannico sul caso Ballymurphy. Come in tanti altri casi, questi problemi sono stati generalmente visti come un motivo di attrito nelle discussioni del governo con gli inglesi.

La risposta di An Taoiseach Micheál Martin, dopo il suo incontro la scorsa settimana con Boris Johnson, lo sottolinea. Martin non è riuscito a parlare dell’omicidio di civili da parte delle forze britanniche, ma ha girato attorno a quella che ha descritto come “la situazione di Ballymurphy”. È stato lui a definire una “buona discussione” quella con Johnson, dopo che le famiglie avevano accolto con disprezzo la risposta del Primo Ministro britannico.

Descrivo questi incontri come prova dell’enorme coraggio e tenacia dimostrati dai familiari di Ballymurphy. Per decenni, ma soprattutto negli ultimi 15 anni, non hanno mai vacillato nella determinazione di dimostrare l’innocenza dei propri cari da qualsiasi illecito e perchè venissero considerate vittime di omicidio di Stato. Ammiro il loro coraggio.

Infine non dobbiamo dimenticare che la loro campagna per la verità e l’identificazione dei responsabili non è finita. Sono stati fatti altri passi avanti nel tentativo di superare gli sforzi del governo britannico di proteggere chi si è macchiato dell’omicidio delle vittime innocenti del massacro di Ballymurphy. Dobbiamo compiere ogni nuovo passo insieme a loro.

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