Presidente del Parlamento UE: “Boris Johnson non sembra disposto a scendere a compromessi nei colloqui sulla Brexit”

In un’intervista esclusiva a The Guardian, David Sassoli esterna le sue perplessità dopo i colloqui della scorsa settimana tra i vertici delle istituzioni europee e il primo ministro britannico

La conferma che la questione Brexit si trovi in un punto di stallo dopo 4 tornate di negoziati, lo conferma il presidente del parlamento europeo, David Sassoli, ammettendo che i vertici UE sono usciti non senza preoccupazione dalla videoconferenza con Boris Johnson, della scorsa settimana. L’inquilino del Nr. 10 di Downing Street si sarebbe distinto per il mancato “entusiasmo” nel voler trovare una base comune su cui poter affrontare le attuali controversie.

Il primo ministro britannico è convinto di poter giungere ad un accordo entro il prossimo mese di luglio, quando invece sembrerebbe essere una chimera poterlo fare entro il termine del periodo di transizione, fissato per il 31 dicembre.

“Noi tutti (David Sassoli, Ursula Von der Leyen, Charles Michel, ndr) siamo molto preoccupati perché non vediamo un grande entusiasmo da parte delle autorità britanniche e nemmeno una forte volontà di raggiungere un accordo che soddisfi tutte le parti”, dichiara il presidente del parlamento europeo.

“Ovviamente non potrà avvantaggiare una parte sull’altra. E questo ci mette in una situazione in cui al momento siamo francamente un po’ preoccupati.”

Le due parti sono bloccate su questioni relative all’accesso alle acque britanniche per i pescatori europei, nonché alle cosiddette disposizioni in materia di parità di condizioni, su cui l’UE ha fissato degli standards in tema ambientale, del lavoro e sociale.

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Negoziati in  videoconference ai tempi del covid-19 tra Michel Banier e David Frost

Sassoli afferma che Michel Barnier – negoziatore UE per la Brexit – ha ottenuto il “margine massimo” di flessibilità dagli Stati membri per trovare un compromesso, ma “bisogna essere in due per ballare il tango”. E insiste: “Non esiste che una parte prevalga sull’altra”.

“Abbiamo raggiunto un accordo (Withdrawal Agreement e Dicharazione Politica) e ora deve essere rispettato”, ribadisce Sassoli.

Boris Johnson ha confermato di non voler prolungare il periodo di transizione oltre il 31 dicembre. Di parere contrapposto il presidente del parlamento europeo che auspicherebbe maggior tempo, visto l’allentamento nei negoziati dovuto al covid-19. Sia Johnson che il negoziatore britannico, David Frost, ne sono stati colpiti.

Un dubbio è sorto a Sassoli, che dietro alle intenzioni di Johnson ci sia la deliberata volontà di mettere la UE “in una posizione difficile, una posizione spiacevole, una posizione in cui nessuno sta rispettando le buone intenzioni, inizialmente dimostrate, di giungere ad un accordo.”

L’appuntamento tra i negoziatori si rinnova a luglio.

 

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