PORTADOWN. LIBERO L’ACCESSO A GARVAGHY ROAD, MA GLI ORANGISTI TORNANO INDIETRO

Per la prima volta da tredici anni, una marcia orangista giunta all’imbocco di Garvaghy Road l’ha trovata sguarnita di poliziotti: l’accesso era libero, ma gli orangisti hanno telefonato alla PSNI lamentando il divieto di entrare nell’area nazionalista, e poi sono tornati indietro.

di Elena Chiorino

Per anni, l’Orange Order non ha fatto altro che protestare per il divieto imposto dalla Parades Commission di attraversare l’area nazionalista di Garvaghy Road, scenario di gravissimi scontri nel passato, interpretandolo come “violazione dei diritti umani secondo la Convenzione Europea”; e tutte le domeniche, gli orangisti di Portadown scendono in marcia la collina di Drumcree e consegnano una lettera di protesta alla polizia che immancabilmente li attende al ponte. Il 3 luglio, però, non c’era alcuna squadra a bloccare l’accesso a Garvaghy Road: avrebbero avuto via libera, eppure si sono persi d’animo e si sono fermati a telefonare alla PSNI chiedendo che venisse inviato un agente a ritirare la loro lettera di protesta per il divieto di accesso, e venendo immediatamente accontentati. Consegnata la lettera, sono tornati indietro, in un gesto che ha reso l’Orange Order lo zimbello della comunità lealista come di quella nazionalista. “Sono ridicoli”, accusa una fonte lealista. “Per anni non hanno fatto altro che piagnucolare perché volevano marciare lungo Garvaghy Road, e quando si è presentata la possibilità non hanno avuto il fegato per farlo.”
Increduli i nazionalisti: “Chiunque era certo che, vedendo che non c’era polizia, avrebbero telefonato a quanti più orangisti possibile per dire loro di raggiungere immediatamente Drumcree e marciare lungo Garvaghy Road. Invece hanno chiamato la polizia. Sono solo dei codardi. Marcerebbero all’interno di un’area nazionalista solo se avessero centinaia di poliziotti a proteggerli.”
Il colmo di tutta la vicenda è che, mentre una parata fa marcia indietro all’ingresso di Garvaghy Road, l’Orange Order annuncia l’intenzione di intensificare le proteste a Dumcree: gli orangisti non marceranno più solo di domenica, ma anche di mercoledì; e, diligentemente, continueranno a consegnare la loro lettera.

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