IO SONO UN ATEO, MA QUESTA RETORICA ANTI-CATTOLICA MI STA RENDENDO NERVOSO

Editoriale di Padraig Reidy, tratto da The Observer del 22 agosto 2010

I critici della chiesa si sono mobilitati per la visita del Papa ma la retorica sta tendendo all’estremo
I messaggi continuano ad arrivare: “Protestiamo contro il Papa: Vuoi unirti a noi?” chiedeva il primo, qualche settimana fa. Più di recente, è arrivato un invito ad una riunione in protesta alla visita del Papa a Richmond, a sud di Londra, dove sono state discusse le idee come il blocco del passaggio del Papa in occasione della sua visita in Gran Bretagna il mese prossimo.
Non dovrei essere sorpreso di ricevere questi inviti. Io sono una delle poche persone al mondo che sinceramente potrebbe mettere la frase “ateo professionale” nel suo curriculum. Per tre anni, sono stato vicedirettore della rivista New Humanist, la pubblicazione che scelgono gli Umanisti del Regno Unito.
Allora perché mi sento a disagio?
Il mio primo incontro con l’istituzione britannica avvenne il mio primo giorno di università. Un tipo col labbro leporino, residente di Holland Park, un compagno di studi del corso di laurea in giornalismo che stavo per intraprendere, sentito il mio nome irlandese, e il mio accento irlandese, ha commentato, evidentemente piuttosto soddisfatto di sé: “Allora, per chi scrivi, il cattolico Herald?”
Ero lì, chiaramente identificato come quello che calcia con l’altro piede. Col passare del tempo, anche un ateo cattolico come me non poteva fare a meno di notare questo pregiudizio radicato, sia apertamente espresso, sia altrettanto spesso appena accennato in un commento. Odori e campane e superstizione.
Il mio viaggio verso l’ateismo non era la crisi che qualcuno immagina da parte di Cattolici che hanno perso la fede. Un eminente sociologo una volta mi disse che la differenza tra cattolici atei e protestanti atei è che la varietà protestante gradualmente si sposta verso l’ateismo attraverso le domande e la ragione, mentre quelli cattolici hanno una notte oscura dell’anima, quando l’intero edificio crolla, lasciandoli risentiti verso il mondo che li ha calciati via dalla loro stampella.
Questo non mi è mai successo. Ho perso per lo più l’interesse per la chiesa, nonostante fossi stato educato dai Presentation Brothers, una propaggine monastica del più famigerato Christian Brothers. L’argomento di Dio non ha proprio senso per me.
Arrivando in Inghilterra, sono partito da un Paese dove la religione era ovunque, ma di scarso interesse per me, per un Paese che aveva scarso interesse per la religione, che ancora mi definiva per le mie dedotte convinzioni . La moderna Gran Bretagna è un paese fondato in gran parte sull’anti-cattolicesimo. Ciò è evidente nelle basi dell’istituzione come la successione, che impedisce ai cattolici di diventare capo di stato o addirittura di sposarsi con il capo dello Stato. Ma non è solo l’istituzione che diffida dei cattolici.
Il cattolicesimo è visto con sospetto da ampi settori della sinistra britannica. Mentre alcuni di questo derivano da anti-clericarismi europei, c’è un motivo più profondo, una parte della sinistra patriottica ha aderito a vari punti di Tom Paine e George Orwell, che attingono alle nozioni dell’ “inglese nato libero”. Il cattolico, a causa della sua fedeltà a Roma, piuttosto che a questa terra verde e piacevole, non si adatta a questa definizione.
Con Benedetto in arrivo, cresce il coro. Un invito Facebook mi chiede di “dare una lezione a Papa Benedetto XVI sui valori britannici di uguaglianza”. Sul blog leader della sinistra “Liberal Conspiracy”, uno scrittore, discutendo la posizione del Vaticano sull’eutanasia, ci dice: “Questa è, dopo tutto, una chiesa che si aspetta che i suoi seguaci borbottino incantesimi di fronte a una grande statua di un tizio europeo per lo più nudo inchiodato secondo un’attuata tortura romana e comprende un atto di cannibalismo nei suoi riti … quindi chi è veramente ossessionato dalla morte qui? ”
Esaminiamo qui la lingua. “Incantesimo”, “cannibalismo”. Questo è il tono rabbioso della chiesa anti-papale di Ian Paisley, la Free Presbytarian Church, non di un razionale dibattito secolare. La falsa comprensione degli abusi sessuali sui bambini risulta allo stesso modo irritante, se utilizzata come un’opportunità per attaccare la Chiesa, piuttosto che per esprimere la sincera preoccupazione per le vittime. Quasi tutta l’attenzione si concentra sulle aggressioni sessuali su giovani ragazzi da parte di sacerdoti anziani, nonostante il fatto che la maggior parte degli abusi, descritti nei rapporti di varie indagini, sia composta da pestaggi e torture fisiche e mentali.
Paragoniamo le beffe sulla sodomia e i sogghigni per la transustanziazione (nota del traduttore: la trasformazione del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Cristo) con la dignità delle persone che davvero conoscono il Cattolicesimo. L’Irlanda è stata scossa l’anno scorso quando Michael O’Brien, un ex politico e vittima di abusi da bambino per mano dell’ordine dei Rosiminian, ha affrontato un ministro del governo in diretta televisiva sulla complicità dello Stato nel coprire la chiesa.
Nelle ultime settimane, un appello dell’ottantenne Jennifer Sleeman a boicottare le chiese durante la Festa dell’Assunzione della Vergine Maria come protesta del trattamento delle donne da parte del Vaticano, ha chiaramente scosso la gerarchia. Si dice che il figlio della Sleeman, che è un monaco benedettino, abbia descritto l’iniziativa della madre come “brillante”.
Nell’edizione di Settembre della rivista New Humanist, a noti secolaristi e Cattolici come Philip Pullman, Claire Rayner, Richard Dawkins e Conor Gearty viene chiesto cosa direbbero al Papa se lo incontrassero nel suo viaggio. Rayner ha detto che quello che pensa è “cosi disgustoso, repellente e provoca un tale enorme danno a tutti noi che l’unica possibilità è sbarazzarsene”. Alcuni di questi pensieri, come l’opposizione all’aborto e alla pena di morte, sono condivisi da molti Cattolici e da ancor più non-cattolici. Il Professor Dawkins nota che Benedetto è il capo della “seconda più crudele religione” del mondo (si presume che il professore metta l’Islam alla testa di quella classifica).
Sono i Cattolici come Gearty e la vittima di abusi Graham Wilmer che esprimono un reale desiderio di cambiamento e di giustizia da parte della chiesa, non i tiranni.
In “Fine di una storia” (The End of the Affair) di Graham Greene, Richard Smythe della South London Rationalist Society spiega l’amore a Sarah, l’eroina del libro, che aspira al Cattolicesimo, portando il suo carico umano di rabbia, colpa, paura e desiderio : “Il desiderio di possedere che hanno alcuni, come l’avarizia; in altri il desiderio di arrendersi, di perdere il senso di responsabilità, il desiderio di essere ammirati. A volte è il solo desiderio di parlare, di rivelare te stesso a qualcuno che non si annoierà. Il desiderio di trovare di nuovo una madre ed un padre. E ovviamente, sotto a tutto questo, c’è un motivo biologico.”
“E l’amore di Dio?” chiede Sarah.
“È la stessa cosa.”
Per le orecchie di Sarah, lui sta descrivendo il credo religioso cattolico. Il successore di Smythe a South London e oltre dovrebbe ricordare l’impulso che guida chi crede; devono puntare a portare il conforto agli afflitti piuttosto che affliggere chi può essere confortato. Altrimenti, molti cattolici – la gente che più probabilmente soffrirà per i pregiudizi e i silenzi del Vaticano, e le sole persone che potenzialmente potrebbero cambiare la chiesa, che di certo non è nota per la ricettività alle pressioni esterne – tracceranno delle righe, e in maniera comprensibile.
È la struttura della chiesa che dovrebbe essere sfidata, non il credo dei Cattolici.

(traduzione di Valentina Prencipe)

Traduci l’articolo…

I’m an atheist but this anti-Catholic rhetoric is making me nervous (The Observer)
The church’s critics have been mobilised by the Pope’s visit but the rhetoric is tipping over into the extreme
The messages keep coming: “We Protest the Pope: Want to join us?” asked the first, a few weeks ago. More recently, an invitation came to a Protest the Pope meeting in Richmond, south London, where ideas such as blocking the route of the Pope’s cavalcade during his visit to Britain next month were discussed.
I should not be surprised to receive these invitations. I’m one of the few people in the world who could truthfully put the phrase “professional atheist” on their CV. For three years, I was deputy editor of New Humanist magazine, the publication of choice for UK humanists.
So why do I feel uneasy?
My first encounter with the British establishment happened on my first day of university. A Hapsburg-lipped, Holland Park resident, a fellow student on the journalism degree I was about to embark upon, heard my Irish name, and my Irish accent, and commented, clearly rather pleased with himself: “So who do you write for, the Catholic Herald?”
Here I was, clearly identified as kicking with the other foot. As time went on, even an atheist Catholic like me could not help but note this ingrained prejudice, either blatantly expressed or just as often on the edge of a remark. Smells and bells and superstition.
My journey to atheism was not the crisis some imagine of “lapsed” Catholics. An eminent sociologist once told me that the difference between Catholic atheists and Protestant atheists was that the Protestant variety gradually moved towards godlessness through questioning and reason, whereas the Catholic ones have one dark night of the soul when the entire edifice came crumbling down, leaving them resentful of the world’s kicking away of their crutch.
That never happened to me. I mostly just lost interest in the church, in spite of being educated by the Presentation Brothers, a monastic offshoot of the more notorious Christian Brothers. The argument for God just doesn’t make sense to me.
Arriving in England, I went from a country where religion was everywhere, but of little interest to me, to a country that had little interest in religion, but still defined me by my purported beliefs. Modern Britain is a country founded in large part on anti-Catholicism. This is obvious in establishment bedrocks such as the succession, which bars Roman Catholics from becoming head of state or even being married to the head of state. But it is not just the establishment that distrusts Roman Catholics.
Catholicism is viewed with suspicion by significant sections of the British left. While some of this stems from European anti-clericalism, there is a deeper motif, a part of the patriotic left espoused at various points by Tom Paine and George Orwell that draws on notions of the “free-born Englishman”. The Catholic, owing his allegiance to Rome, rather than this green and pleasant land, does not fit this narrative.
With Benedict on his way, the chorus rises. A Facebook invitation asks me to “Give Pope Benedict a lesson in British Values of Equality”. On leading left blog Liberal Conspiracy, one writer, discussing the Vatican’s stance on euthanasia, tells us: “This is, after all, a church that expects its followers to mumble incantations in front of a large statue of a mostly naked European bloke nailed to Roman torture implement and includes an act of ritual cannibalism in its rites… so who’s really obsessed with death here.”
Examine the language here. “Incantations”, “cannibalism”. This is the tone of Ian Paisley’s rabidly anti-papist Free Presbyterian church, not of rational secular debate. The faux-sympathy over child sexual abuse feels similarly galling, used as an opportunity to attack the church rather than express genuine concern for victims. Almost the entire focus on clerical abuse scandals is on sexual attacks on young boys by old priests, despite the fact that most of the abuse detailed in the various inquiries’ reports consists of beating and physical and mental torture.
Compare the taunts over buggery and the sneering at transubstantiation with the dignity of the people who actually know Catholicism. Ireland was rocked last year when Michael O’Brien, a former politician and victim of childhood abuse at the hands of the Rosiminian order, confronted a government minister on live television over state complicity in the church’s cover-up. In the past few weeks, a call by 80-year-old Jennifer Sleeman for a boycott of the churches on the Feast of the Assumption of the Virgin Mary, in protest at the Vatican’s treatment of women, has clearly rattled the hierarchy. Sleeman’s son, who is a Benedictine monk, is said to have described her initiative as “brilliant”.
In the September issue of New Humanist magazine, noted secularists and Catholics such as Philip Pullman, Claire Rayner, Richard Dawkins and Conor Gearty are asked what they would say to the Pope if they met him on his trip. Rayner says his views are “so disgusting, so repellent, and so hugely damaging to the rest of us, that the only thing to do is to get rid of him”. Some of these views, such as opposition to abortion and opposition to the death sentence, are shared by many Catholics and many more non-Catholics. Professor Dawkins remarks that Benedict is head of the world’s “second most evil religion” (one can only assume the professor would put Islam at the top of that league table). It is Catholics such as Gearty and abuse victim Graham Wilmer who express a real wish for change and justice from the church, rather than hector.
In Graham Greene’s The End of the Affair, Richard Smythe of the South London Rationalist Society explains love to Sarah, the book’s heroine, who struggles toward Catholicism bearing her human load of angst, guilt, fear and longing: “The desire to possess in some, like avarice: in others the desire to surrender, to lose the sense of responsibility, the wish to be admired. Sometimes just the wish to be able to talk, to unburden yourself to someone who won’t be bored. The desire to find again a mother and a father. And of course under it all a biological motive.”
“And the love of God?” Sarah asks.
“It’s all the same.”
To Sarah’s ears, he is describing Catholic religious belief. Smythe’s successors in south London and beyond should remember the impulse that drives believers; they must aim to bring comfort to the afflicted above afflicting the comfortable. Otherwise, many Catholics – the people most likely to suffer from the Vatican’s prejudices and cover-ups, and the only people with any potential to bring change in the church, not noted for its responsiveness to outside pressures – will draw ranks and understandably so. It is the structure of the church that should be challenged, not the beliefs of Catholics.

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