ESCLUSIVA. INTERVISTA A GERARD HODGINS, DA HUNGER STRIKER A SOSTENITORE DEI POWS

“Gerard Hodgins rappresenta il modello ideale di repubblicano irlandese. Costretto con la sua famiglia ad abbandonare casa per le minacce lealiste, Gerard capisce fin da adolescente che l’unico modo di divenire protagonista del proprio destino è arruolarsi nell’Esercito Repubblicano Irlandese (Irish Republican Army). Diventa in breve tempo un prominente membro della Provisional IRA che negli anni 70-80′ seminava il terrore tra le fila dell’esercito britannico. Una lunga permanenza nel Maze/Long Kesh, cambierà per sempre la sua vita. Diventa prima un blanket man, rifiutando con gli altri compagni internati di indossare le uniformi carcerarie, infine si unisce al secondo sciopero della fame dopo la morte di molti suoi amici. Il 14 settembre 1981 inizia, infatti, a rifiutare il cibo seguendo l’esempio di Bobby Sands e degli altri nove defunti volontari della Provisional IRA e dell’INLA. Dopo venti giorni, lo sciopero viene sospeso, salvando così Gerard da morte certa.
Fortemente critico nei confronti dei poteri forti, Gerard diventa un deciso oppositore della leadership di Adams e McGuinness che a, suo dire, ha portato il republicanesimo irlandese ad una crisi incipiente. A differenza di quasi tutti i suoi compagni del 1981, non ha fatto carriera nello Sinn Fèin e non ha ricoperto incarichi politici. Ritiratosi a vita privata, raramente si concede ai media, interviendo in pubblico solo per difendere vecchi e nuovi prigionieri politici repubblicani.
Ringrazio personalmente Gerard Hodgins per la sua cortesia nel concedermi la seguente intervista, preziosa sotto ogni punto di vista. Soprattutto, tuttavia, sono debitore a Gerard per l’amicizia che mi ha concesso e che mi rende orgoglioso”. (Flavio Bacci)

Traduzione di Elena Chiorino

F.B. Quando hai preso la decisione di entrare nell’IRA? È stata il risultato di un avvenimento specifico o la conseguenza di un lunga riflessione?

G.H. Il mio arruolamento nell’IRA è stata la conseguenza del vivere in uno stato fallito. Non ho trascorso l’infanzia in un ambiente politicizzato, e non sono stato cresciuto imparando l’odio e la politica; ma, quando avevo dodici anni e gli inglesi avevano appena introdotto l’internamento, la mia famiglia fu costretta dagli unionisti filo-britannici a lasciare la casa in cui abitavamo, e da quel momento mi convinsi di essere destinato a diventare un Volontario dell’IRA, perché era l’unica istituzione che sfidasse le ingiustizie dello stato settario in cui vivevamo.
L’Irlanda del Nord venne separata dal resto dell’Irlanda nel 1922 e da quel momento le persone come me furono escluse dalla piena partecipazione alla vita politica sulla base della religione. In termini di abitazioni, lavoro ed educazione eravamo cittadini di serie B. Mai, nel corso dei successivi cinquant’anni, il regime unionista ha compiuto il minimo sforzo per sviluppare strutture democratiche e pluraliste come nel resto dell’Europa; invece, varò leggi sempre più repressive, per soffocare il dissenso e mantenere salde le redini del potere.
La partizione ha avvelenato alle radici le nostre strutture politiche, e i nostri politici sono sempre stati maggiormente rivolti – come invariabilmente sono i politici – al tornaconto personale e alla scalata allo status più alto piuttosto che alla difesa della giustizia politica, economica e sociale.
Mentre il regime unionista al Nord abusava del potere, neanche il governo di Dublino si distingueva per politiche illuminate. La corruzione divenne al Sud l’ideologia principale, che culminò nella perdita della sovranità economica a beneficio dei finanzieri e dei banchieri senza volto del mondo del Capitalismo internazionale; nel contempo, alla Chiesa Cattolica fu costituzionalmente concesso uno status speciale che le consentiva di esercitare un controllo assoluto sulle vite dei bambini, un controllo di cui la Chiesa ha abusato al punto che gli orfanotrofi e le istituzioni sotto la sua direzione divennero bordelli nelle mani di preti pedofili predatori, per generazioni di orrore inconfessato e celato.

F.B. Molti uomini dell’IRA hanno dichiarato di aver ricevuto dalla leadership un manuale (il Green Book) per educare i nuovi Volontari alla guerra. In particolare, sembra che contenesse specifiche istruzioni finalizzate ad evitare cedimenti sotto interrogatorio. Ti è stato consegnato o hai letto il Green Book dopo il tuo reclutamento? Puoi spiegarci alcune di quelle regole?

G.H. Il Green Book conteneva le regole dell’IRA, comprendendo gli ordini del General Army, la Costituzione dell’Oglaigh na hÉireann (irlandese per IRA, ndr) e le istruzioni per tenere un comportamento appropriato e per trattare i civili con rispetto.
Includeva anche altre indicazioni, come le mosse che potevamo aspettarci dal nemico, ad esempio gli interrogatori, e i meccanismi per resistere ad essi.
Gli interrogatori potevano essere esperienze violente, terrificanti, ma le regole principali per sopravvivervi erano tenere la bocca chiusa e dominare la paura.
Tutti gli interrogatori sono in ultimo basati sull’inganno, se chi li conduce ha le prove necessarie per rinchiuderti in prigione – che è esattamente dove ti vogliono.

F.B. Dopo il Good Friday Agreement, alcuni corpi dei ‘Disappeared’ sono stati riconsegnati alle famiglie. Uno dei casi più tristemente famosi è quello di Jean McConville, i sui resti sono stati ritrovati nel 2003. L’uccisione della donna, madre di dieci figli, giustiziata dall’IRA nel 1972 provocò numerose condanne dall’interno dello stesso movimento repubblicano. Secondo te quell’omicidio era necessario per scoraggiare gli informatori? Se sì, perché il corpo fu seppellito segretamente e non esibito come deterrente, com’era di norma per altre persone ritenute colpevoli di essere informatori?

G.H.I Disappeared sono motivo di profonda vergogna per i Repubblicani, e chi ha seguito quella strategia ha il dovere di spiegarne le ragioni e di riconsegnare i corpi rimanenti alle famiglie, così che questa vicenda possa trovare una conclusione.

F.B. Il passato dell’IRA è punteggiato di attacchi cruenti che in molte occasioni coinvolsero la popolazione civile (Donegal Street, Bloody Friday, La Mon ecc.). Ritieni che alcuni di questi incidenti possano essere stati la conseguenza di errori intenzionali o meno da parte di membri dell’IRA o del fatto che la RUC abbia ignorato deliberatamente gli allarmi bomba?

G.H. Indubbiamente molte azioni dell’IRA sono state compromesse dalle forze dello stato, che avevano il dovere di sabotarle e di indebolire la volontà della gente che ci sosteneva. Le operazioni segrete erano comuni nell’Irlanda dell’epoca come lo sono oggi in Iraq e in Afghanistan. Nel 1971 il libro di Frank Kitson, Low Intensity Operations, era appena stato pubblicato, e l’Irlanda offriva un perfetto banco di prova per le sue teorie sulle tattiche di contro-insurrezione e sulle strategie e i meccanismi della loro attuazione. Kitson si era costruito una reputazione combattendo nelle guerre coloniali in Africa e in Asia nel corso del ventesimo secolo, e vantava un’ampia esperienza nella repressione impietosa delle rivolte.
Lo stato gioca con le vite dei civili, e solitamente, nel giogo politico, è il killer più efferato; lo stato britannico lo è senza dubbio, e comandava tramite le sue forze di polizia e di intelligence squadre di assassini per eliminare oppositori che non era altrimenti in grado di neutralizzare.
Oggi stanno agendo nello stesso ignobile modo in Iraq, Afghanistan e altrove. Uccidere gli oppositori, promuovere gli scontri settari e i conflitti, avvelenare le trattative e sguinzagliare spie e informatori è il modus operandi dello stato britannico in questa guerra.
Alcune delle nostre tragedie, però, sono anche attribuibili all’inesperienza o all’uso di tecnologia fallimentare. I Volontari dell’IRA, come la maggior parte dei combattenti impegnati in guerriglie asimmetriche, erano persone comuni un giorno e soldati il giorno seguente. Non avevamo, per allenarci, gli estesissimi mezzi che avrebbe avuto a disposizione un esercito di stato, con le sue risorse illimitate e la possibilità di agire apertamente; noi eravamo un esercito segreto, e molte lezioni le abbiamo imparate dagli errori e dall’esperienza.

F.B. Come molti veterani Repubblicani, non ti trovi più in linea con la strategia di riunificazione dell’Irlanda tenuta dai Provisionals; è stata una circostanza particolare a portarti ad iniziare a porti domande sulla validità della strada da loro scelta?

G.H. Due particolari circostanze mi hanno spinto ad accorgermi finalmente dell’inganno che Adams aveva tessuto. La prima, uno sciopero dei locali collaboratori scolastici per i salari e le condizioni lavorative, che lo Sinn Féin sostenne finché non riuscì ad ottenere la carica al ministero dell’educazione e di conseguenza la responsabilità di risolvere la questione; ma proprio allora i lavoratori in sciopero furono abbandonati e denunciati dallo Sinn Féin.
In secondo luogo, la morte, nello stesso periodo, di una delle più grandi personalità che l’umanità abbia conosciuto: Brendan Hughes.
Ho assistito allo show di Gerry Adams che sputava menzogne su Brendan Hughes per la gioia dei media, e sfruttava la sua morte per costruire la propria immagine e il proprio profilo mentre le oscure voci della sua propaganda bombardavano con vili chiacchiere e pettegolezzi la memoria e l’integrità di ‘The Dark’.
Inoltre, ho osservato come alcuni miei ex-compagni provenienti dalla mia stessa classe socio-economica sono diventati in breve tempo altamente benestanti, in grado di permettersi automobili da 60.000 sterline e numerose proprietà in giro per l’Europa, mentre le nostre aree sono rimaste i ghetti di povertà che erano durante la guerra; ogni pretesa di Socialismo è stata abbandonata da una leadership che non ha esitato a saltare nel letto di una Tigre Celtica che presto avrebbe esaurito le forze. Il fascino e gli status symbol del potere divennero, ai piani alti dello Sinn Féin, più importanti dell’utilizzare quello stesso potere per il bene del popolo. Alla fine, non aspiravano che a diventare i nuovi esponenti di una classe media attenta a mantenere inalterate le istituzioni e a collezionare premi per i suoi servigi allo stato.
Forse, l’esempio più lampante di quanto Adams e i suoi si siano ormai discostati dalle loro origini repubblicane è la loro sconcertante mancata azione per rimediare alla crisi irrisolta nella prigione di Maghaberry, dove i prigionieri Repubblicani sono vittime di brutalità e di umiliazioni in scenari che hanno troppo dei giorni più bui della Blanket Protest negli H-Blocks.

F.B. Sei stato un hunger striker e un Blanket Man, e durante la protesta hai vissuto vestito solo di una coperta. Puoi spiegarci il simbolismo dietro il rifiuto di indossare l’uniforme carceraria o gli ‘indumenti carcerari in stile di abiti civili’?

G.H. Ci siamo sempre considerati soldati politicamente motivati, combattevamo per la libertà dell’Irlanda e non ricavavamo alcun profitto dalla lotta per la nostra causa.
Gli Inglesi decisero nel 1976 che i soldati dell’IRA e dell’INLA non avrebbero più goduto, in carcere, dello status di prigionieri politici di guerra, ma che anzi sarebbero stati trattati come criminali comuni e quindi obbligati ad indossare le uniformi carcerarie.
La nostra identità di Volontari Repubblicani irlandesi era sotto attacco, lo erano la nostra storica lotta per la sovranità e l’indipendenza e la nostra integrità di esseri umani. Ci rifiutammo di indossare qualunque uniforme da criminali e combattemmo contro il sistema carcerario per i successivi sei anni per ribadire i nostri diritti. Sono stati tempi difficili della lotta carceraria, e ci trovammo a fronteggiare violenze e brutalità da parte dei secondini.
La storia irlandese repubblicana è costellata di commoventi racconti di lotte carcerarie e di sacrifici di uomini e donne ordinari in situazioni che di ordinario non avevano nulla. Nel corso del ventesimo secolo sono stati ventidue i prigionieri Repubblicani a morire in sciopero della fame in prigioni inglesi e irlandesi, in cui le condizioni per la nostra gente sono sempre state indegne; ma la repressione non ha ottenuto altro risultato che renderci ancor più coraggiosi e determinati a combattere e a non arrenderci.

F.B. Hai iniziato il tuo sciopero della fame il 14 settembre (1981, N.d.T.) fino a quando non ne è stata dichiarata la fine. Qual era la tua paura più grande? Eri certo che saresti andato incontro alla morte, come i tuoi dieci compagni?

G.H. Paradossalmente, non era paura ciò che tormentava la mia mente. Anzi, provai una sorta di sollievo quando il mio nome venne inserito sulla lista di coloro che avrebbero aderito allo sciopero della fame; fu dura starmene fermo ad attendere il mio turno, mi sentivo uno spettatore che rimaneva impotente a guardare i propri amici morire. Quando iniziai, smisi di essere uno spettatore.

F.B. Nel 2008 è stato pubblicato il libro di Richard O’Rawe, Blanket Men. Nel libro si sostiene che il 5 luglio 1981 il governo britannico avesse avanzato offerte sostanziali per porre fine allo sciopero della fame. Secondo ciò che afferma O’Rawe, quattro delle cinque richieste sarebbero state così soddisfatte. Bik McFarlane e la leadership dello Sinn Féin hanno negato queste accuse. Qual è la tua posizione su questa questione? Eri al corrente dei negoziati con gli inglesi, in quel momento?

G.H. Le rivelazioni sulle trattative clandestine fra Gerry Adams e gli inglesi sono un argomento che richiederebbe di essere trattato con maggior franchezza e profondità; ma si tratta di un segreto strettamente protetto di cui né Adams né gli inglesi sembrano avere molta intenzione di discutere. Per risponderti senza ambiguità, no: non sapevo di questi colloqui durante lo sciopero della fame, e nessuno degli hunger strikers venne informato sull’estensione delle offerte britanniche. Le notizie si diffusero soltanto all’interno di una ristrettissima cerchia di persone; essenzialmente, Adams condusse l’hunger strike per giovare al suo personale obiettivo politico, e questo è reso indiscutibilmente palese non solo dal fatto che abbia rifiutato l’offerta del 5 luglio, ma anche che abbia evitato di informare gli hunger strikers del contenuto dei suoi colloqui con gli inglesi e della natura delle loro offerte.

F.B. Nel 1972 Sean McStiofain, ex chief-of-staff dell’IRA, sospese il suo sciopero della fame su pressione dell’IRA. Si crede che la leadership non fosse in favore dello sciopero della fame all’epoca, ma se l’Army Council avesse ordinato direttamente di sospendere lo sciopero, l’avresti fatto?

G.H. L’Army Council ci ordinò di interrompere lo sciopero della fame il 3 ottobre 1981. Obbedimmo. Perché avremmo dovuto disobbedire all’Army Council, l’autorità suprema dell’IRA?

F.B. La tua astinenza dal cibo, insieme a quella di cinque tuoi compagni, si concluse con la sospensione dell’hunger strike il 3 ottobre 1981. Prima di questo, però, le famiglie di cinque altri uomini avevano interrotto lo sciopero dei loro cari. Qual era la mentalità della tua famiglia all’epoca, erano pronti a fermare il tuo sciopero? Come pensi avresti reagito nell’ipotetico scenario di un intervento della tua famiglia?

G.H. Gli interventi delle famiglie rappresentavano un ostacolo per l’efficacia dello sciopero della fame, ed erano qualcosa su cui non avevamo potere o effettivo controllo. Avevamo avvertito le nostre famiglie di non volere che autorizzassero interventi medici se fossimo entrati in coma, avevamo spiegato loro le nostre ragioni e le nostre motivazioni, e chiedemmo loro di assicurarci che avrebbero rispettato il nostro volere, ma è ovviamente una prova durissima per una famiglia vedere un figlio o un marito morire lentamente di fame.
Fu un periodo tragico della nostra storia, e mise le famiglie in una posizione impossibile. Fino alla fine, in noi persistette un’incrollabile volontà di andare avanti a combattere: non volevamo interrompere lo sciopero e, per risolvere il problema degli interventi delle famiglie, suggerii al nostro O.C. di organizzare matrimoni di convenienza con altre Volontarie dell’IRA, in modo che, diventando il membro della famiglia a noi più vicino, fosse loro la responsabilità di autorizzare interventi medici o di rispettare la volontà che avevamo espresso apertamente.

F.B. Ogni hunger striker sopravvissuto ha sofferto o ancora soffre di problemi di salute a causa dello sciopero della fame. Puoi descrivere quali disturbi o difficoltà ha provocato a te?

G.H. Il 1981 è un anno che non finisce mai; nella mia mente è ancora ieri. Ogni tanto questo mi crea problemi, ma li affronto a modo mio.

F.B. I tuoi ex compagni ora seguono molteplici tendenze politiche, anche quelli cresciuti nello stesso ambiente e in circostanze comuni. Qual è il tuo rapporto con i tuoi ex compagni d’armi? In particolare, puoi esprimere i tuoi attuali sentimenti nei confronti degli altri Repubblicani sopravvissuti allo sciopero della fame?

G.H. Sono stato molto critico nei confronti della leadership ed estremamente franco riguardo a quanto a fondo gli inglesi vi siano penetrati, perciò naturalmente ciò che dico non piace, e ordinano alla loro base di non ascoltarmi. Come molti altri Repubblicani che hanno combattuto per così tanti anni, la leadership dello Sinn Féin, durante incontri ufficiosi con i media e con i suoi sostenitori, mi accuserà di essere un “guerrafondaio”, un “dissidente” e uno “spacciatore”. Sono abituali luoghi comuni della macchina della propaganda dello Sinn Féin nei confronti di chiunque osi criticare il loro progetto – e invece di affrontare i problemi per cui la popolazione soffre, mettono in dubbio la credibilità e la sanità mentale di chi critica: chiunque mostri perplessità su Gerry Adams deve essere per forza un anti-pacifista, un alcolizzato, un tossicodipendente o un dissidente. Ricorda la battaglia per l’identità combattuta negli H-Blocks così tanti anni fa, se non che, per una perversa beffa della storia, oggi non è il governo britannico ad affibbiarmi una tale reputazione, ma sono gli ex leader della lotta repubblicana ad accusare gli stessi Repubblicani.
È triste che una lotta per la quale così tanti si sono sacrificati finisca come una parodia della Fattoria degli Animali. Ogni sopravvissuto all’hunger strike ha i suoi demoni e i suoi ricordi di quel periodo, e ognuno può parlare solo per se stesso. Da parte mia, non provo rabbia verso quei miei ex compagni che credono ancora nella leadership dei Provisionals, ma disprezzo quella leadership per le sue bugie, i suoi inganni e il suo tradimento.
Mentre Adams si è assicurato un posto nella storia come l’uomo che ha portato l’IRA a dichiarare il cessate il fuoco, io sono convinto che lui e i suoi saranno visti in una luce diversa quando, a tempo debito, i dettagli della Dirty War verranno allo scoperto e saranno reperibili dagli storici e dai ricercatori.
Coloro che hanno combattuto per la libertà, indipendentemente dal ruolo che ricoprono sulla scena politica odierna, hanno tutti pagato il prezzo di un enorme sacrificio nel corso della nostra lotta, e tutti meritano rispetto per il loro contributo.

F.B. Secondo Adams lo sciopero della fame del 1981 ha portato il movimento repubblicano all’emancipazione politica. Il coinvolgimento della società nella politica dello Sinn Féin è sicuramente cresciuto, grazie al sacrificio dei Dieci. Ritieni che sia questo il principale risultato ottenuto dall’hunger strike?

G.H. Gli scioperi della fame rappresentarono un punto di svolta nel conflitto, perché aprirono la strada alla concezione di lotta politica come alternativa della lotta armata. Eravamo stati liquidati dagli inglesi come terroristi che non vantavano più dell’1% di supporto, ma gli interventi elettorali degli hunger strikers dimostrarono tutt’altro.
In quel momento della storia dell’IRA era ancora proibito all’interno del movimento repubblicano proporre o discutere di sedere in un parlamento partizionista, che fosse quello di Dublino o quello di Belfast: rispettavamo un ferreo dogma teologico che rifiutava di riconoscere le realtà di fatto dell’Irlanda post-divisione, focalizzando invece la nostra attenzione sulle condizioni e decisioni in ambito legale dell’Irlanda dei primi anni del ventesimo secolo.
Il successo elettorale di Bobby Sands cambiò completamente l’atmosfera: iniziammo a poter discutere più liberamente dello sviluppo di un partito politico efficiente, e tentare un approccio rivoluzionario con l’Armalite in una mano e le urne nell’altra. Fino a quel momento, lo Sinn Féin era rimasto un debole cugino di secondo grado dell’IRA – più un gruppo di supporto per l’esercito che un vero e proprio partito politico.
L’hunger strike mi ha impartito una grande lezione: avevamo il sostegno e le preghiere della popolazione irlandese e a tutti gli effetti mondiale, e potevamo concentrare tutto quel supporto nelle marce e nelle proteste, ma era il massimo che potessimo ottenere. Non potevamo realmente sfruttare quei numeri perché non avevamo alcun partito politico al nostro fianco, eravamo fuori da qualunque processo politico, e in uno scenario tale era più facile ignorarci, perché non avevamo alcun mandato democratico. Da dopo l’hunger strike, iniziai a credere con fervore nella necessità di un partito politico in grado di convogliare efficacemente e coerentemente le risorse, le energie e il supporto contro il dominio britannico in Irlanda. Ci credo ancora, e spero che prima o poi ne arriverà uno!

F.B. Fra i POWs di oggi è Marian Price la più famosa. È detenuta in custodia a Maghaberry con l’accusa di aver “procurato beni ad un’organizzazione terroristica”. Credi che stia subendo una persecuzione da parte della PSNI?

G.H. Marian è vittima di una persecuzione per il solo fatto di essere una repubblicana che non accetta compromessi, e anche come avvertimento per altri Repubblicani: vogliono dimostrarci di avere il potere di rispedirci in prigione quando vogliono.
Gli inglesi hanno trattato con lo Sinn Féin fino a convincerlo ad accettare la partizione e le sue conseguenze. Marian è l’unica donna detenuta in isolamento a Maghaberry, carcere esclusivamente maschile; è stata rinchiusa lì il giorno in cui la Regina d’Inghilterra venne in visita in Irlanda, mentre l’élite politica e sociale si impegnava per spiegarci quanto fosse meravigliosa la visita della Regina e quanto avesse normalizzato e migliorato le relazioni fra l’Irlanda e l’Inghilterra. La Regina non ha fatto nulla per impedire che Marian subisse questa ingiustizia tanto grave.
A meno che e finché lo Sinn Féin non abbandoni l’approccio da Ponzio Pilato che sta mantenendo nei confronti delle condizioni dei prigionieri a Maghaberry, gli inglesi continueranno a vittimizzarli e brutalizzarli.

F.B. Ritieni che i nemici di una Repubblica Irlandese sovrana e composta da 32 Contee siano oggi gli stessi degli anni ’70 e ’80? O credi che le dinamiche della sfida che i Repubblicani affrontano attualmente siano cambiate?

G.H. Le dinamiche sono cambiate, e in questo momento preferisco parlare di oppositori politici piuttosto che di nemici. La natura egemonica e settaria di questo vecchio stato è stata modificata per quanto possibile, e al tavolo adesso c’è posto per chiunque sia legalmente eletto; è una pace estremamente imperfetta, che tuttavia ovvia alla necessità della lotta armata. Ci siamo accontentati della democrazia invece di scegliere la libertà e, come chiunque viva in una democrazia sa, non c’è nulla di veramente democratico e libero nella società democratica e libera in cui viviamo.
Ma più significativo è il fatto che attualmente la comunità non senta il bisogno di un intervento armato contro gli inglesi, e senza il sostegno di una comunità attiva le azioni armate sono destinate a trasformarsi in sporadici atti di disperazione e, in ultimo, a fallire.
Mentre il cambiamento generale da una dinamica di guerra ad una politica è uno sviluppo positivo, il grande tradimento è la trasformazione dello Sinn Féin da partito rivoluzionario che lottava per l’emancipazione sociale ed economica a partito che ha come unico scopo conquistare il favore di quelle strutture di potere economico-sociale contro cui per così tanto tempo abbiamo combattuto.
La dimensione socialista della nostra lotta è stata completamente abbandonata, la visione di Bobby Sands è stata dimenticata in cambio di pochi soldi e poche case per pochi.
Le dinamiche sono cambiate anche nel senso che adesso la nostra considerazione della comunità Unionista è più realistica: in passato credevamo che, una volta costretti gli inglesi al ritiro, gli Unionisti avrebbero accettato in breve la nuova situazione, ne sarebbero venuti a patti e si sarebbero ritagliati la loro nicchia nella nuova società di un’Irlanda Unita nella quale avrebbero rappresentato il 20% – una percentuale non insignificante in termini di voti. Tuttavia, è tutto molto più complesso delle mere statistiche: qui abbiamo un milione di persone che si identificano come Britannici con lo stesso ardore con cui io mi definisco un Nazionalista Irlandese – non si possono sopraffare completamente persone come queste, si deve trovare un accordo. Tutte le interpretazioni in termini legali della storia non fanno che evidenziare gli sviluppi concreti della stessa. e le società in cui viviamo sono ciò con cui dobbiamo fare i conti e scendere a patti.
Le certezze e gli assoluti della sovranità e dell’identità nazionale sono più così incrollabili com’erano prima dell’era digitale; il nostro adesso è un mondo diverso, nel quale gli uomini percepiscono e vivono la vita diversamente da come vivevo io da giovane. Il mondo di oggi è un mondo più piccolo, in cui le tecniche di comunicazione e di trasporto di cui tutti possono usufruire permettono una maggiore mobilità e un più facile accesso a nuove idee, mode e culture. I confini si stanno ammorbidendo, e i paesi stanno crescendo sempre più interdipendenti che indipendenti.
Certo, l’Irlanda è ancora divisa, e l’intera storia del coinvolgimento britannico in Irlanda rimane ignobile e costellata di brutalità e inganni, ma le tragedie del passato non giustificano il rimanere imprigionati in tattiche del passato infinite e autodistruttive, in un conflitto armato fasullo che non porta da nessuna parte.
Le persone cambiano, cambiano le priorità e le circostanze, e le dinamiche della lotta insieme ad esse.

F.B. Mentre i Repubblicani anti-GFA (o ‘dissidenti’) stanno ancora lottando per migliorare le condizioni dei POWs che si trovano al momento in carcere, i sostenitori del Provisional Sinn Féin sembrano essersi convinti che i prigionieri siano Repubblicani di serie B. Ritieni i POWs di oggi vivano in condizioni nettamente migliori, o che abbiano ancora gli stessi bisogni e le stesse richieste dei tempi dell’hunger strike del 1981?

G.H. È ingiusto affermare che gli unici che ancora combattono per migliorare le condizioni in carcere siano anti-GFA o dissidenti. Io non sono né anti-GFA né dissidente, ma mi dedico al problema delle prigioni, tentando di portare in luce le sconvolgenti condizioni in cui i prigionieri sono costretti a sopravvivere.
Vedo una continuità nella lotta carceraria: ciò che quei ragazzi stanno affrontando oggi è agli stessi livelli di brutalità che dovevamo sopportare noi negli H-Blocks, e fai bene ad evidenziare la posizione dello Sinn Féin. Lo Sinn Féin come partito è nato dagli orrori degli H-Blocks e dalla morte dei dieci hunger strikers; lo Sinn Féin conosce istintivamente l’esperienza che un prigioniero repubblicano deve sostenere nel sistema penale britannico, ma tuttavia amministra un sistema governativo che ancora persiste nell’applicare le politiche penali dei tempi di Margaret Thatcher. Lo Sinn Féin ha posto il copyright sull’immagine di Bobby Sands, e la sfrutta praticamente in ogni manifesto elettorale o opera di letteratura politica che pubblichi, eppure applica a Maghaberry un sistema penale analogo a quello che ha portato alla morte di Bobby Sands.
Ma anche i gruppi dissidenti hanno la responsabilità di tenere un comportamento tale da non lasciare a chi critica e condanna alcuna opportunità di attaccare la loro integrità o considerarli Repubblicani di serie B. Alcune delle persone coinvolte nel movimento dissidente avrebbero difficoltà a convincere la gente della loro buona fede, visti i loro comportamenti nel passato e ai giorni nostri. I dissidenti dovrebbero prendere questo in considerazione, se si vuole costruire una solida base di sostegno per i prigionieri.
Ciò che è più triste dell’attuale lotta carceraria è che un accordo tra i prigionieri e l’Amministrazione Carceraria, raggiunto nel 2010 grazie anche alla mediazione di negoziatori esterni, sia stato immediatamente – e impunemente – ignorato dall’Amministrazione Carceraria.

F.B. Dalla nostra conversazione è emerso un pessimismo abbastanza profondo rispetto all’attuale situazione del Repubblicanesimo Irlandese. Le tue idee sono cambiate o sei ancora convinto che i valori per cui hai rischiato la vita valgano il sacrificio?

G.H. I valori hanno sempre valso il sacrificio, e così è tuttora. Esattamente come nessuno ha il diritto di fermare il cammino di una nazione, nessuno, repubblicano o meno, ha il diritto di ostacolare l’avanzamento della causa repubblicana.
Il pessimismo che mostro nei confronti delle moderne reincarnazioni del Repubblicanesimo scaturisce più dalla completa inutilità delle loro azioni e dall’osservazione del calibro e dell’esperienza di alcuni loro membri che da altro. Non credo che stiano giovando all’orgogliosa filosofia repubblicana, ma che piuttosto la stiano infangando, e sono più che certo che l’attuale sconfitta del Repubblicanesimo sia dovuta alle manipolazioni dei servizi segreti più che alla sola incompetenza irlandese.
Gli inglesi sono riusciti a penetrare ai vertici dei Provos e ci hanno lasciati ad un punto morto, esattamente dove volevano che finissimo – dopo essere riusciti ad infiltrarsi in uno degli eserciti da guerriglia più vincenti ed organizzati del ventesimo secolo, penetrare nell’attuale giungla di presunti eserciti Repubblicani sicuramente non è stata un’impresa ardua.
La realtà è che i gruppi dissidenti sono pesantemente compromessi. Quando vedo uomini di mezza età che non hanno mai avuto alcun tipo di connessione con il Repubblicanesimo in tutta la loro vita – ma sicuramente hanno alle spalle una lunga esperienza nel mondo criminale e in comportamenti anti-sociali – non solo unirsi a quei gruppi ma anche essere accettati al loro interno, allora non posso che convincermi ulteriormente che i gruppi dissidenti sono bersaglio di continue infiltrazioni e che gli inglesi li stanno sfruttando per annientare la filosofia repubblicana tramite un processo di autodistruzione.
Kitson aveva compreso l’analogia Maoista dell’acqua e dei pesci, e scrisse di come l’acqua andasse avvelenata: se si avvelena l’acqua in cui i pesci nuotano, i pesci alla fine moriranno.

F.B. Sono rimasto profondamente colpito da una frase che mi dicesti qualche tempo fa, e che ben descrive la situazione attuale: “Abbiamo troppi gruppi, troppi capi e non abbastanza indiani.” Sembra che tu stia rimproverando ad alcuni leader Repubblicani un’eccessiva auto-promozione. Cosa credi che il futuro riservi per il Repubblicanesimo Irlandese, e quale parte ti vedi ricoprire in questo futuro?

G.H. Il Repubblicanesimo ha bisogno di rivalutarsi e di trovare un programma coerente e logico per il ventunesimo secolo. Ciò che abbiamo adesso è solo confusione, e tradimento dei sacrifici e delle lotte di così tanti uomini per così poco.
Il continuo frantumarsi del Repubblicanesimo in gruppi sempre più piccoli ed esponenzialmente più deboli e il profilarsi all’orizzonte di nuovi messia del dissenso non sono una prospettiva positiva, sia a breve sia a medio termine. Il Repubblicanesimo è così diviso che i diversi gruppi e le varie personalità non riescono nemmeno a concordare un approccio unificato sul problema dei prigionieri. Anzi, invece di riunirsi intorno ad un unico obiettivo alcuni dei dissidenti addirittura sfruttano i loro prigionieri per fomentare le fratture e i contrasti fra i Repubblicani.
Il Repubblicanesimo ha bisogno di risanare le radici nobili e morali della nostra orgogliosa filosofia, e mettere a nudo la mascherata corrotta e incompetente di coloro che fingono di continuare la lotta armata.
Mai come ora nella storia irlandese ci sono state così tante diverse IRA attive sul campo, e mai come ora l’Irlanda è stata un luogo più sicuro per un soldato britannico.
Non siamo in guerra in questo momento, nonostante la retorica variopinta di alcuni gruppi, né abbiamo peraltro un solo gruppo che sia abbastanza disciplinato e che abbia le effettive capacità o volontà per combattere una guerra.
Ho assistito, in questi anni di pace, alla crescita delle organizzazioni dissidenti, e ho visto quanti criminali in carriera gravitino nell’orbita di queste organizzazioni e ne utilizzino le strutture a beneficio dei propri imperi criminali. Se io me ne accorgo, e so di non essere il solo, cosa stanno facendo i leader di queste organizzazioni? Prima o poi dovranno togliersi i paraocchi e mettere fine a questa farsa. Perché il Repubblicanesimo è precipitato in un caos tale? Perché gli inglesi si sono lanciati in una strategia a lungo termine con lo scopo di infiltrarsi nel movimento repubblicano ed influenzare la direzione da prendere, fino a portarlo alla morte; e nonostante le lezioni e le esperienze che tutte le loro tattiche di contro-insurrezione ci hanno impartito, noi ancora non abbiamo imparato.

F.B. Alla luce degli sviluppi politici degli ultimi anni e con il senno di poi, rifaresti tutto? O cosa rifaresti diversamente?

G.H. Rifarei tutto. Non ho rimpianti o rimorsi sulla mia vita. Vorrei che alcune cose fossero andate diversamente e fossero state meno traumatiche, ma facendo un bilancio non ho riserve morali su nulla in cui io sia stato personalmente coinvolto. È dovere di ogni uomo e donna valutare quale debba essere il loro ruolo nella vita e diventare ciò che devono diventare. La mia strada mi ha portato in un esercito di guerriglieri che tentava di rendere il più dura possibile la vita agli inglesi in Irlanda; è la mia vita ed è una vita di cui vado fiero, non in un modo trionfale o arrogante, ma sono orgoglioso di aver contribuito così e di esserne uscito indenne.

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3 pensieri su “ESCLUSIVA. INTERVISTA A GERARD HODGINS, DA HUNGER STRIKER A SOSTENITORE DEI POWS

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