BLOODY SUNDAY, 39 ANNI DOPO

The Five Demands dedica una sezione a quella che potrebbe essere stata l’ultima commemorazione della Bloody Sunday, su cui luce è stata fatta con la pubblicazione del Rapporto Saville, avvenuta in data 15 giugno 2010.
Una pagina voltata, ma non per tutti. A dimostrarlo è stata la cerimonia delle ore 11 al Bloody Sunday Memorial in Rossville Street, dove non tutti i familiari erano presenti. Perchè c’è chi non si è accontentato del “I’m deeply sorry” pronunciato dal Primo Ministro britannico, David Cameron. C’è ancora chi invoca giustizia tangibile, chi vorrebbe vedere i responsabili del British Army finalmente dietro alle sbarre.
Una Bloody Sunday, quella del 2011, che a parere di chi vi scrive, si è dimostrata una cavalcata trionfale per Gerry Adams. ‘Vero’ leader non solo dello Sinn Fein, ma anche di una larga parte della comunità pendente dalle sue labbra per l’intera durata dal suo comizio, al termine della manifestazione. Un discorso durante il quale, il neo barone della Corona Britannica, neo candidato alle elezioni generali nella Repubblica d’Irlanda, ed ex deputato a Westminster, ha ‘ruggito’ contro David Cameron ed ha acceso i riflettori sulla campagna per la giustizia in nome delle vittime del massacro di Ballymurphy.

S.P.

Di seguito una serie di editoriali dedicati al 39esimo anniversario della Bloody Sunday e tante immagini che a stento possono dare l’idea della imponente partecipazione popolare e del calibro emotivo dell’evento



30 GENNAIO 2011. CALA IL SIPARIO SULLA BLOODY SUNDAY

di Sara Parmigiani

L’emozione e le immagini di una giornata ‘storica’ per tanti aspetti che ha unito una folla immensa da Creggan a Guildhall


Un serpentone di persone ha disceso la collina partendo da Creggan sino alla Guildhall. Nemmeno i media sono riusciti a quantificare le presenze se non con un approssimativo ‘decine di migliaia di persone’. Chi vi scrive e coloro con le quali ha condiviso questa esperienza, azzarda un numero che potrebbe essere vicino a 30.000.
A chi mi chiede di raccontare l’esperienza alla commemorazione della Bloody Sunday del 30 gennaio 2011, mi riesce difficile rispondere.
Ogni parola è superflua, è stata ‘emozione’ nell’essenza di ciò che questa parola significa, mista a simbolismo. Da sottolineare a questo proposito la presenza del Rev. David Latimer della First Presbytarian Church di Derry che, nella cerimonia delle ore 11 al monumento alle vittime della Bloody Sunday in Rossville Street, ha aperto le porte della sua chiesa ai vicini di casa del Bogside.
La manifestazione del 30 gennaio 2011 è stata l’espressione della volontà – non abbracciata da tutti i familiari della vittime – di calare il sipario su 39 anni di inchieste, che hanno raggiunto l’apice con la pubblicazione del Rapporto Saville, lo scorso giugno 2010.
“Vindicated” è la scritta a caratteri cubitali che ha troneggiato sulla maggior parte degli striscioni nonchè sul poster della manifestazione.
“Giustizia” è stata fatta. Ma non basta a Gerry Adams che, dal palco del comizio al termine della marcia, ha ricordato a David Cameron che è stata voltata la pagina della Bloody Sunday, ma ce ne sono ancora molte altre di pagine insaguinate dal British Army, ad aspettarlo al varco. In primis quella del massacro di Ballymurphy al quale è stato passato ora il testimone. I familiari non saranno però soli nel portare avanti la loro battaglia. A rassicurarli sono stati in prima persona lo stesso leader dello Sinn Fein, e cosa più importante, i familiari delle vittime della Bloody Sunday.
Nessun disordine, nessuna ‘invadente’ presenza della PSNI.
E con questo non voglio nemmeno spendere parole su fantomatici ‘sciacalli’ mediatici che non hanno ottenuto altro che dare spettacolo negativo di loro stessi. Voglio solo spendere parole per chi ha condiviso con me queste giornate. “La Prof.” Graziella Mattagliano da sempre interessata al conflitto nordirlandese e che dall’Italia ha fatto e sta facendo ancora molto, sua figlia Enrica, Gabriele alla sua prima ‘full immersion’ di conflitto nordirlandese, Seamus Kennedy e Alessio Novori di cui troverete di seguito il suo contributo fotografico. Un pensiero a Riccardo Michelucci che è stato impossibilitato dall’essere dei ‘nostri’.
Grazie a tutti e soprattutto alla meravigliosa gente di Derry.

“The last but not the least” il commento sulla recente esperienza a Derry, lasciato da Graziella in un post precedente ma che merita di trovar posto in primo piano.

“L’unico vero momento in cui ho “sentito” che è davvero possibile che la verità e la giustizia si affermino è stato al mattino quando hanno cominciato a deporre le corone di fiori,e credimi è stata una delle emozioni più forti che io abbia mai provato in vita mia perchè è profondamente appagante quando un sogno si realizza.Allora ti rendi conto che l’utopia è un limite che ha solo la tua mente ma non la tua vita, capisci che è vero quello che hai sempre pensato ma di cui a volte hai dubitato.E’ vero l’onestà,la sincerità e il coraggio sono le uniche vie da seguire per trovare alla fine verità e giustizia.
Ero emozionata e ho pianto ma erano lacrime di sollievo perchè ho avuto la netta sensazione, anzi quasi li vedevo,potevo sentirli (non prendermi per pazza) che finalmente tutti loro,vittime e senza colpa, stavano andando via da quel luogo per sempre abbandonando il dolore e la rabbia per ritrovare la compassione verso se stessi e i loro carnefici,finalmente liberi di andare verso una nuova strada.La marcia è servita ai vivi per liberare e alleggerire la loro collera,una collera giusta e meravigliosa che è stata capace di trasformare l’ingiustizia e la menzogna. Ma lì già le vittime non c’erano più ce ne erano altre che rafforzate da questa splendida vittoria hanno intrapreso la stessa strada che a questo punto non potrà che concludersi sullo stesso sentiero di verità e giustizia. SLAINTE”

(Graziella)

Torna ad inizio pagina


IRLANDA: CORTEO IN RICORDO DELLA BLOODY SUNDAY

di Federico Cenci

(ASI) Domenica scorsa un lungo corteo di migliaia di persone ha percorso le strade di Derry per commemorare, come da trantanove anni a questa parte, i quattordici morti della Bloody Sunday. Tuttavia, non senza aver prima provocato vespai di polemiche e pareri contrastanti tra gli stessi familiari delle vittime, questa potrebbe essere stata l’ultima volta. Nel giugno scorso è finalmente giunto il tanto atteso mea culpa del governo britannico. Il Primo Ministro del Regno Unito Cameron, nell’atto di presentare le conclusioni del rapporto a firma di Lord Saville, ha condannato senza alcuna giustificazione la condotta tenuta in quella occasione dai parà inglesi. Questo gesto è stato ritenuto sufficiente, da parte della gran parte degli organizzatori della marcia (Sinn Féin su tutti), per concludere la campagna di sensibilizzazione intorno a quella efferata operazione militare. Alla testa del corteo ha campeggiato, infatti, uno striscione arrecante l’eloquente scritta “vindicated” (vendicati), con chiaro riferimento ai quattordici manifestanti rimasti uccisi il 30 gennaio 1972.
L’ammissione di colpa britannica potrebbe aver aperto una breccia di speranza nei cuori di altre famiglie che reclamano giustizia dal governo di Londra. Al termine della marcia snodatasi per le vie di Derry, durante il consueto raduno di fine corteo a Guidhall Square (proprio laddove i parà britannici aprirono il fuoco), è avvenuto un ideale passaggio di testimone tra i familiari delle vittime del Bloody Sunday ed i familiari delle vittime di un’altra strage firmata dalla union jack ai danni di repubblicani: quella di Ballymurphy. Nell’omonima zona di West Belfast, nell’agosto 1971, l’esercito britannico fece irruzione ed uccise, nell’arco di tre giorni, undici civili solo per esser stati sospettati, ad arbitraria discrezione delle autorità britanniche, di appartenere a gruppi paramilitari. Oggi, dopo la pubblicazione del rapporto Saville, la speranza per i loro cari torna ad accendersi. Essi erano presenti con il loro striscione “Ballymurphy massacre” ed hanno voluto far sentire la propria voce. Dal palco, una portavoce dei familiari delle vittime del massacro di Ballymurphy ha preso la parola per rivendicare il valore della ricerca di verità e per sostenere che un processo pubblico è il “debito” che le autorità sono in dovere di pagare a coloro che sono stati uccisi dalla violenza di Stato. Ricordiamo che già nei mesi scorsi l’associazione dei familiari delle vittime si è mossa per chiedere un comitato d’indagine indipendente sui fatti di Ballymurphy, sostenuta in questo senso dalla Chiesa cattolica. Tra le undici vittime del massacro, il sacerdote Hugh Mullan. La Chiesa sta conducendo da anni delle ricerche su quei fatti che attesterebbero che gli omicidi non erano giustificati. Parte di queste ricerche sono state raccolte l’estate scorsa in un documento e consegnate ai parenti delle vittime, così da rappresentare un concreto sostegno nella ricerca di verità.
Da Derry a Ballymurphy, dunque. Lo sforzo dei repubblicani cambia luogo d’attenzione ma non obiettivo: rendere giustizia alle vittime del dominio britannico. A decenni di distanza da quei fatti – due di una lunga serie – che macchiarono la terra d’Irlanda di sangue cattolico, la battaglia per la verità prosegue lenta ma imperterrita. Come una goccia che scava la roccia.

Torna ad inizio pagina


CONDANNATE I CARNEFICI DELLA BLOODY SUNDAY

di Riccardo Michelucci

Hanno lottato trentanove anni per ottenere la verità, adesso vogliono anche la giustizia. Le famiglie delle vittime della Bloody Sunday di Derry porteranno in tribunale i paracadutisti britannici responsabili della strage del 30 gennaio 1972. La notizia giunge proprio il giorno dopo la grande marcia che ogni anno si tiene nella città irlandese per commemorare la mattanza di civili durante una pacifica manifestazione di piazza. Dopo una campagna incessante durata quasi quarant’anni, i familiari delle vittime hanno ottenuto nel giugno scorso una prima grande vittoria con il rapporto sull’inchiesta del giudice Saville, che ha dichiarato inequivocabilmente che le vittime erano innocenti. Proprio il rapporto, secondo le famiglie, può costituire la base giuridica sulla quale fondare la sacrosanta richiesta d’incriminazione nei confronti dei militari carnefici: un’azione legale è già pronta e sarà consegnata al pubblico ministero. John Kelly – il cui fratello Michael fu ucciso a soli 17 anni dai soldati britannici – ha detto che la pubblicazione del rapporto Saville è il trampolino di lancio verso il conseguimento di condanne contro il soldato che ha ucciso suo fratello e gli altri tredici cittadini caduti sotto il fuoco dei parà. “Ingiustificato, ingiustificabile e sbagliato”: così il primo ministro David Cameron ha definito ciò che accadde in quel giorno maledetto, in un discorso passato ormai alla storia. Ecco perché i familiari delle vittime hanno incaricato i propri legali di procedere in via giudiziaria contro i soldati, che sono ancora vivi e di cui si conoscono bene nomi e cognomi. Secondo l’avvocato Peter Madden dello studio legale Madden&Finucane esistono adesso prove d’interesse probatorio e d’interesse pubblico per avanzare azioni penali. D’altra parte il tempo non può e non deve costituire un alibi o un ostacolo alla persecuzione e alla punizione dei colpevoli, come dimostrano per esempio i processi intentati anche in Italia ai criminali nazisti.
Intanto, domenica scorsa migliaia di persone hanno marciato nelle strade di Derry per il corteo commemorativo che si svolge ogni anno dal 1972. La marcia ha seguito la rotta prevista dall’originale manifestazione per i diritti civili, dai negozi di Creggan alla Guildhall square, la piazza del municipio. Un comunicato firmato dalla maggioranza delle famiglie delle vittime ha annunciato che questa sarebbe stata l’ultima marcia ma la decisione è stata accolta con sdegno da alcuni familiari, secondo i quali si tratta di una decisione prematura. Soprattutto in considerazione del fatto che l’anno prossimo segnerà il quarantesimo anniversario della strage.

Torna ad inizio pagina


GALLERIA FOTOGRAFICA

Memorie Fotografiche di Alessio Novori e Sara Parmigiani
Varie dal web

Torna ad inizio pagina


BLOODY SUNDAY 2011. IL PROGRAMMA DEGLI EVENTI

Pubblicato il calendario degli eventi in occasione del 39° anniversario della Bloody Sunday, la prima commemorazione (e forse l’ultima) dalla pubblicazione del rapporto Saville avvenuta nel giugno 2010


Giovedì 27 gennaio
Ore 12.30. Lancio della “Black Ribbon Campaign” presso il Museum of Free Derry
Ore 22.00. Il Bloody Sunday Memorial Shield Quiz presso il Crescent Bar, in Beechwood Avenue

Venerdì 28 gennaio
Ore 19.30. Tavola rotonda incentrata sulla campagna nel nome della giustizia per le vittime della Bloody Sunday presso la Guildhall. Tra i relatori Mitchel McLaughlin, Patricia Coyle, Paul O’Connor, Eamonn McCann, Don Mullan, e Conal McFeely, così come familiari delle vittime della Bloody Sunday, tra cui Gearldine Doherty, John Kelly, e Gerry Duddy. Il convegno sarà diretto da Tony Doherty membro fondatore della Bloody Sunday Initiative, commentatore locale e dall’editorialista del Derry Journal, Paul McFadden.

Sabato 29 gennaio
Ore 11.30.
Dibattito presso il Gasyard Centre con la partecipazione di attivisti della campagna nel nome della giustizia per il massacro di Ballymurphy, dei familiari delle vittime della Bloody Sunday e di membri del Relatives for Justice.
Ore 14.00.
Conferenza nazionale dell’Ogra Shinn Féin con la presenza di Gerry Adams. L’evento si terrà presso il Gasyard Centre
Ore 14.30.
Si discuterà di economia e di tagli ai servizi pubblici in Lecky Road. Interverranno Pol O Callaghan, rappresentante SDLP all’Assembly, Pearse Doherty per lo Sinn Fein, l’ economista Michael Gallagher, e Roy Garland.
Ore 14 -16.
Tavola rotonda in lingua gaelica sulle implicazioni del Rapporto Saville presso il Cultúrlann Uí Chanáin.
Ore 16.30.
Una presentazione da parte del Pat Finucane Centre su come armi scomparse dalle basi delle forze di sicurezza siano state utilizzate negli omicidi. Evento in programma presso il Cultúrlann Uí Chanáin.
Ore 18.30.
Messa di suffragio presso la St Mary’s Church, a Creggan. Seguirà un dibattito sul Rapporto Saville presieduto da Paul O’Connor del Pat Finucane Centre.

Domenica 30 gennaio
Ore 11.00.
Deposizione di corone di fiori presso il monumento dedicato alle vittime della Bloody Sunday, in Rossville Street.
Ore 14.30.
Partenza da Creggan della tradizionale marcia commemorativa che ripercorrerà il tragitto intrapreso dai manifestanti dei diritti civili nel 1972., con arrivo nel Bogside dove terranno il proprio discorso Gerry Adams, Mark Durkan, Gerry Duddy e un rappresentante degli attivisti di Ballymurphy. La manifestazione sarà conclusa dal cantante Frances Black.

Torna ad inizio pagina

About these ads

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...