ACCUSE AL GOVERNO BRITANNICO: PROCURÒ ARMI ALL’UDA

I parenti delle vittime della strage di Loughinisland (giugno 1994) hanno portato in tribunale il governo britannico con l’accusa di aver procurato armi ai paramilitari lealisti negli anni più sanguinosi dei Troubles

Le accuse pesano come macigni sul Ministero della Difesa e sulla PSNI: avrebbero aiutato – o quantomeno chiuso un occhio – a far entrare di nascosto a Belfast nel 1987 almeno 300 fucili automatici e pistole, centinaia di granate e almeno 30.000 munizioni. Uno dei fucili d’assalto, un Czech-made VZ-58, venne utilizzato per sparare sui clienti disarmati dell’Heights Bar di Loughinisland (Co. Down) nel 1994, uccidendo sei persone.

Secondo le testimonianze di alcune delle persone coinvolte, le armi sarebbero state procurate da Armscor, la società di armi e approvvigionamenti dell’era dell’apartheid in Sud Africa. L’accordo tra Armscor e i paramilitari lealisti risalirebbe al 1985, quando un agente britannico infiltrato nell’UDA per conto dell’Esercito e dei servizi segreti (MI5) si recò in Sud Africa.

Il Ministero della Difesa ha ammesso che il viaggio fu a spese dell’unità d’intelligence per cui lavorava; non ci sono ancora prove che l’arsenale entrato a Belfast nel 1987 sia stato diretta conseguenza di quel viaggio, ma i legali delle famiglie di Loughinisland si dichiarano certi che “le prove esistano”: “Portare alla luce la verità è il nostro fine, e per questo ci appelleremo all’High Court”.

A poche settimane dall’arrivo delle armi in Nord Irlanda, il killer lealista Michael Stone aprì il fuoco sul funerale di Mairéad Farrell, Séan Savage e Michael McCann – Volontari dell’IRA vittime di uno shoot-to-kill della SAS a Gibilterra – uccidendo tre persone. Nei sei anni immediatamente successivi, il numero di vittime dei paramilitari lealisti triplicò rispetto ai sei anni precedenti.

Una recente inchiesta del Police Ombudsman ha rivelato che, nell’indagare sulla strage di Loughinisland, la RUC distrusse la prova più importante, l’auto con cui i killer fuggirono, e non prese impronte di DNA che avrebbero potuto inchiodare i colpevoli. Non sono state per ora rese pubbliche prove che queste iniziative fossero state ordinate o autorizzate.
Inoltre, le famiglie hanno intentato anche un procedimento civile contro la PSNI, che ha rifiutato di specificare se informatori della polizia fossero o meno coinvolti nella strage.

Alto è ora il timore che le udienze si svolgeranno secondo la controversa legge che permette ai legali del governo di mostrare le prove in questione ad un solo giudice e a porte chiuse, senza che gli avvocati dell’accusa possano prenderne visione.

“L’esperienza che queste famiglie sono state costrette ad affrontare è la prova che l’attuale sistema di ricerca della verità non funziona”, commenta Niall Murphy, il legale delle famiglie.

La PSNI e il Ministero della Difesa hanno rifiutato di rilasciare dichiarazioni in merito.

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