ARDOYNE 2012. STATEMENT DELLA FAMIGLIA LUNDY

Dichiarazione pubblica della famiglia di Alan Lundy, una delle quattro persone arrestate e rimandate in custodia con l’accusa di disordine pubblico per i riots di Ardoyne del 12 luglio

16/7/2012

Oggi nostro padre, figlio e fratello Alan Lundy è stato ingiustamente rimandato in custodia su due dubbie accuse di disordine pubblico. La prima di queste due è legata ad un episodio di sette anni fa, il 2005, e visto il tempo trascorso tra l’accaduto e l’accuda siamo molto scettici sulla validità delle accuse contro di lui.
La seconda è relativa all’aver lanciato un missile – in base alle testimonianze – durante la parata dei Residenti contro le marce settarie indesiderate nel suo quartiere, Ardoyne, il 12 luglio 2012. Questa seconda accusa è ancor più dubbia, basata sulla testimonianza di un solo agente della PSNI, che aveva l’incarico di filmare gli eventi di quel giorno, ma in qualche modo non è riuscito a filmare quell’episodio in particolare. E non ci è riuscito perché è nostra opinione, e l’opinione delle 2000 persone che erano presenti, che non sia avvenuto alcun lancio di missili. A quella parata, insieme agli altri stewards e rappresentanti del GARC, Alan era responsabile di riportare la calma e tutelare la sicurezza della sua gente mentre veniva attaccata da una massa di Lealisti con la PSNI che stava a guardare.

È convinzione della nostra famiglia che Alan sia semplicemente una vittima della polizia politica. Alan è un fiero Repubblicano, e non nasconde a nessuno le sue più che legittime idee. È coinvolto in numerosi progetti Repubblicani, come le commemorazioni e la tutela dei Prigionieri, ed inoltre prende parte ad iniziative comunitarie come progetti anti-droga e proteste contro le parate settarie. Le due accuse di cui Alan deve rispondere gli sono state rivolte per toglierlo dalle strade, nessun’altra ragione. Non perché abbia commesso qualche reato, ma solamente per imprigionarlo in uno sciocco tentativo di spezzare la sua fede nella lotta Repubblicana. Questo non è che un ulteriore esempio delle molestie che Alan ha subito dalla PSNI, dal RUC prima ancora, e dall’Esercito britannico quando era solo un ragazzino. È stato vittima di numerosi Stop and Searches secondo le leggi draconiane in vigore da anni, e di raids in casa sua in più occasioni. Tuttavia, tutto ciò è servito solo a rafforzare la sua risolutezza e determinazione a mettere in atto cambiamenti positivi nel nostro paese, e la risposta dello stato è stata internarlo per tentare di mettere fine al lavoro di gran valore che svolge nella nostra comunità.

Sfortunatamente, non è la prima volta che la nostra famiglia è vittima della polizia politica. Il padre di Alan, anche lui di nome Alan, era un attivista Repubblicano, membro dello Sinn Féin ed ex POW. Nel 1993 fu ucciso dopo il lavoro in casa del suo amico Alex Maskey, membro dello Sinn Féin come lui. Una jeep del RUC era rimasta parcheggiata sulla strada per quasi tutto il giorno, e poco dopo che se ne andò una squadra dell’UFF (che includeva agenti dello stato) aprì il fuoco sulla casa di Maskey, uccidendo nostro marito, padre e nonno in un palese caso di omicidio voluto dallo stato e di collusione.
Ora, quasi vent’anni dopo, l’Inghilterra sta tentando di criminalizzare Alan Jr. e portarlo via dalla sua famiglia, dai suoi tre figli. La “nuova amministrazione” di cui i politici continuano a parlare in riferimento ai metodi di polizia nelle Sei Contee è una bugia, e certamente lo è nei rapporti con la nostra famiglia. Non vediamo assolutamente alcuna differenza tra il RUC che aiutò nell’omicidio di nostro marito, padre e nonno, e la PSNI che tormenta la nostra famiglia quasi quotidianamente e ha imprigionato Alan Jr.

Chiediamo la fine degli abusi su Alan, il suo immediato rilascio e il ritiro delle insensate accuse contro di lui. Lo rivogliamo a casa con la sua famiglia, che lo ama, e la sua comunità di Ardoyne, dove merita di essere.

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