RELATIVES FOR JUSTICE: “L’ESERCITO EBBE IL VIA LIBERA PER LO SHOOT-TO-KILL”

Rinvenuto un documento segreto che prova che nel 1972 fu a tutti gli effetti dichiarata un’amnistia per i soldati britannici all’indomani della fine di un cessate il fuoco dell’IRA: lo denuncia il gruppo Relatives for Justice

Il 9 luglio 1972 si concluse un cessate il fuoco dell’IRA di sole 48 ore: il giorno successivo, in un meeting a Stormont, i risultati della discussione sulla risposta del governo sono riassunti dal documento appena venuto alla luce, che i parenti delle vittime definiscono “scioccante”.
“Se l’esercito ora non attaccherà l’IRA, lo farà l’UDA”, si legge nel documento. Il giorno prima, la fine del cessate il fuoco fu segnata da duecento sparatorie, e la conseguente morte di sei civili, tra cui un prete Cattolico, sotto il fuoco dell’esercito.
“Dopo discussioni sui fattori politici e strategici”, continua, “l’intenzione del governo è quella di portare avanti la guerra contro l’IRA con il massimo vigore”.
Ci sarebbe stato bisogno di più truppe ed equipaggiamenti: “c’è necessità urgente di piani di contenimento per le aree conosciute come ricettacoli di attentatori e cecchini”.
Di conseguenza, afferma il documento, “l’esercito non dovrà essere ostacolato nella sua campagna da processi in tribunale, e dovrà dunque godere d’indennità”.

Il giorno seguente Gerard Gibson, sedici anni, fu ucciso da un soldato mentre era in compagnia di amici a Lenadoon, Belfast; subito l’esercito dichiarò di aver sparato ad un cecchino dell’IRA, ma presto tornò sui propri passi. Tuttavia, nessuno è mai stato processato per quell’omicidio, così come per numerosi altri casi dei Troubles, e la famiglia di Gerard ritiene che il documento spieghi perfettamente la ragione.
“Siamo scioccati”, trova la forza di dichiarare la sorella di Gerard, Margaret. “In sostanza, ciò che apprendiamo da questo documento è che i soldati britannici ricevettero l’autorizzazione ad andare e fare ciò che volevano senza paura di essere processati. A quanto pare mio fratello fu un innocente invitato alla festa. Semplicemente, si presero la sua vita”.

Per Mark Thompson, direttore di Relatives for Justice, le implicazioni politiche e legali del documento sono “immense”.
“È il primo documento che sia mai stato rilasciato sull’immunità dei soldati dai processi. È un’amnistia, è impunità, ed è ciò che abbiamo sempre creduto. Ora abbiamo una prova concreta che dimostra che l’impunità esisteva”.
Una tale amnistia, aggiunge, “sarebbe illegale sotto leggi nazionali ed internazionali, ma il documento prova che ciò accadde”.
L’intenzione è dunque chiara: Relatives for Justice userà quel documento come prova per trascinare il Ministero della Difesa in tribunale. “Vogliamo un processo, vogliamo che debbano rispondere delle loro azioni”.

In una dichiarazione, il Ministero della Difesa appare prudente: “Non siamo nella posizione di poter commentare un documento che non abbiamo visto, ma sembrerebbe che si tratti di appunti di discussione, non di decisioni o di fatti di validità giuridica.
“L’incontro era presieduto da un altro Ministero, e le forze della Difesa in Irlanda del Nord hanno sempre agito secondo la legge e hanno sempre risposto delle loro azioni”.

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