Marian Price Rally

DERRY VUOLE MARIAN LIBERA: I DISCORSI ALLA GUILDHALL SQUARE

Monsignor Raymond Murray, Jerry McGlinchey, Kate Nash, Pat Ramsay, Nuala Perry e Evelyn Brady hanno parlato ieri alla folla riunita alla Guildhall Square: tra settecento e mille le voci del coro che si è levato per la liberazione di Marian Price

“Mia moglie è in ostaggio”: è il grido di denuncia di Jerry McGlinchey, marito di Marian, che era alla manifestazione insieme alla figlia. “È vittima di torture psicologiche e le negano le appropriate cure mediche. Deve essere rilasciata subito, prima che distruggano le sue funzioni vitali di essere umano”.
E come essere umano dev’essere trattata, aggiunge Raymond Murray, non come “una statistica”: “È una persona con un nome. È una madre, una moglie, una sorella, e merita di essere trattata con dignità e rispetto. Mi appello a tutti voi che siete qui oggi: agite adesso. Iniziate a scrivere ai vostri rappresentanti pubblici, unitevi nella crociata per la liberazione di Marian, perché possa tornare a casa dalla sua famiglia”.
Anche Pat Ramsey, deputato del SDLP, ha voluto infondere forza alla folla: “La volontà del popolo non può essere ignorata e non lo sarà. Non se ci sarà chi di noi si batterà per ciò che è giusto”, ha dichiarato, ricordando che dopo mesi di accaniti rifiuti finalmente Owen Paterson, Segretario di Stato britannico che un anno fa ha arbitrariamente deciso di internare Marian Price, ha accettato un incontro per discutere del suo caso e della crisi nelle carceri. “Oggi, qui ci sono persone di tutti gli schieramenti politici – e c’è chi non è schierato”, ha aggiunto. “Alcuni di noi probabilmente si trovano in disaccordo su alcuni temi, ma la forza del sentimento nei confronti dell’internamento di Marian ci ha spinti ad unirci, per gridare ad una sola voce “Free Marian Price”. Tale è l’entità dell’ingiustizia che la comunità sente di subire, e come pubblico rappresentante è mio dovere proteggere la libertà di parola, specialmente e ancor di più se non sono d’accordo con ciò che viene affermato.
“Il più profondo pilastro della democrazia è ‘vox populi est vox dei’ – la voce del popolo è la voce di Dio. Paterson e gli altri devono rendersene conto: è stato detto un tempo che ‘non ce ne siamo andati, sapete?’, e voglio dire a Paterson e a chi sta cercando di imporre l’ingiustizia nella realtà della nostra comunità che io non me ne andrò. Le persone riunite qui oggi non si dissolveranno. Vogliamo la pace che ci è stata promessa e garantita dal referendum del 1998: una pace totale, non sfilacciata, non scandita dalle vendette. E non staremo in silenzio finché Marian Price, Tony Taylor, Gerry McGeough e Martin Corey non saranno a casa con le loro famiglie, e la protesta nella Roe House non si concluderà con la restituzione della dignità a chi vi è rinchiuso”.
Mentre la manifestazione volgeva al termine, sul palco è salita Pauline Mellon, a cui si deve l’organizzazione dell’evento. Teneva in mano il cellulare, e dall’altra parte della cornetta c’era Marian. Il ruggito della folla è giunto forte e limpido ad Hydebank Wood, nonostante il regime d’isolamento: “Free Marian Price”.

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