MAGHABERRY. ECHI DEL 1981

Maghaberry, Roe House. La no-wash protest continua da nove mesi, la squadra antisommossa ha ormai sostituito il personale carcerario, le strip searches forzate sono ormai più di duecento. Intervistati da Grainne Brinkley per l’Andersonstown News, Brendy Conway (Family and Friends of Republican Prisoners in Maghaberry) e Lilian Fitzsimons (sorella del POW Harry Fitzsimons) spezzano il muro di silenzio dei media sull’abisso in cui i prigionieri stanno precipitando, drammatico eco degli H-Blocks di Long Kesh

Traduzione a cura di Sara Parmigiani e Elena Chiorino

La protesta dei prigionieri Repubblicani internati a Maghaberry avanzerà  ad uno step più radicale se il Ministro della Giustizia David Ford non implementerà per intero i termini dell’accordo siglato nell’agosto 2010 nella Roe House.
I rappresentanti del Family and Friends of Maghaberry POWs hanno parlato apertamente all’Andersonstown News di come i detenuti nella Roe House, ala Repubblicana del carcere, stiano continuando la no-wash protest (dirty protest) contro la pratica delle strip searches, mai abbandonata dalle autorità carcerarie. Il Northern Ireland Prison Service (NIPS) insiste che il ricorso alle perquisizioni corporali forzate sia “essenziale” per motivi di sicurezza, un argomento respinto dai prigionieri e dai loro sostenitori, che sostengono che tale pratica non ha mai garantito, in passato, la sicurezza in carcere.
E c’è una seconda accusa che grava su alcune guardie carcerarie in servizio da lungo tempo: che le strip searches forzate non siano che “un’opportunità per pareggiare vecchi conti” con i Repubblicani.
L’accordo dell’agosto 2010 tra i prigionieri Repubblicani e le autorità carcerarie, raggiunto con l’intervento di intermediari indipendenti, prevedeva l’eliminazione delle strip searches in favore di metodi non invasivi come la sedia-scanner BOSS, ed anche una graduale riduzione del movimento controllato (per il quale i prigionieri rimangono rinchiusi per 23 ore al giorno nelle celle).
Tuttavia, tale accordo è stato ignorato a partire dal mese successivo dalle autorità carcerarie, che affermarono che non era estensibile alle perquizioni corporale effettuate nell’area della reception della prigione di Maghaberry, da dove i prigionieri passano per uscire e rientrare.
Da quel momento, il braccio di ferro con le autorità carcerarie sulla questione – dicono i sostenitori e parenti – ha portato a quasi 200 perquisizioni forzate sui detenuti Repubblicani e al pestaggio sistematico di coloro che rifiutano di sottomettervisi. Nel maggio 2011 la situazione è degenerata a tal punto da costringere i prigionieri alla no-wash protest, allora descritta come “unica alternativa”.
Le tensioni si sono aggravate a tal punto che la squadra anti-sommossa della prigione sosta ormai stabilmente nella Roe House al posto delle guardie carcerarie regolari.
Brendy Conway del Family and Friends of Maghaberry POWs – che era lui stesso prigioniero a Maghaberry al momento della firma dell’accordo nella Roe House e che ha contribuito alle trattative per conto dei prigionieri – ha dichiarato che la situazione è peggiorata così tanto che i prigionieri stanno “precipitando dentro un abisso “.
“A questo punto, niente lascia spazio a qualche speranza che la situazione possa essere risolta”, ha detto Brendy. “I prigionieri credevano di aver ricevuto garanzie ferree dell’impegno da parte dell’amministrazione (carceraria) di farla finita una volta per tutte con le strip searches e dell’allentamento, entro un certo lasso di tempo, del movimento controllato. Ne erano convinti anche i mediatori. Tuttavia, il Prison Service ha ora reso ben chiaro a questi ultimi che l’accordo del 12 agosto non riguardava le perquisizioni nella zona della reception. Se l’avessimo saputo prima, non avremmo mai firmato l’accordo”.
“Dal 5 maggio, la protesta si è aggravata. La situazione attuale vede i prigionieri impegnati in varie forme di protesta – alcuni stanno facendo la no wash protest e altri no, per motivi di salute e di età. Siamo precipitati in un abisso “.
 Sempre per conto del gruppo di supporto ai detenuti, l’ex blanketman Alex McCrory ha spiegato che “alcuni elementi all’interno del carcere e la NIPS hanno cominciato a remare contro l’accordo immediatamente dopo che era stato concordato dalle parti interessate”.
Le strip searches sono state reintrodotte immediatamente dopo la firma dell’accordo, e il progresso relativo al movimento controllato procede a passo di lumaca”, ha continuato Alex. “I prigionieri si rifiutano di sottoporsi alle perquisizioni corporali, perchè sono una violazione dell’accordo, e ciò ha poi portato alle perquizioni forzate. Dall’agosto 2010 ci sono state quasi 200 perquisizioni forzate nel carcere, e di conseguenza innumerevoli prigionieri feriti. Queste perquisizioni sono infatti estremamente aggressive, e vedono impegnate dai quattro ai sei secondini in tenuta antisommossa armati di scudi e manganelli. I prigionieri vengono costretti a terra e picchiati. Vengono immobilizzati, le articolazioni bloccate, e i vestiti vengono strappati loro con violenza, in almeno due occasioni letteralmente tagliati via con le forbici. Come conseguenza, diversi prigionieri hanno subito lesioni. Per quanto riguarda il movimento controllato, a Maghaberry oggi il rapporto è di tre secondini per un prigioniero e cinque secondini per due prigionieri. A Long Kesh, il rapporto era di due secondini per più di trenta prigionieri, e all’interno dell’ala vigeva piena di movimento. La storia delle ali repubblicane delle prigioni ci mostra che il personale penitenziario è al sicuro solo quando sono stati rimossi tutti i punti di conflitto. Questa è la situazione in cui ci troviamo in questo momento”.
Alex ha poi aggiunto che i mediatori che hanno contribuito alla firma dell’iniziale accordo nella Roe House hanno riferito al Family and Friends of Maghaberry POWs che è “un blocco ai livelli alti del sistema” ad impedire la piena attuazione dei termini concordati nell’agosto 2010, e che le guardie carcerarie in servizio da lungo tempo sono state i principali istigatori delle violenze che i prigionieri stanno subendo.
“Essi [i mediatori indipendenti] hanno spiegato che ci sono persone all’interno del sistema che, al fine di mantenere la sizurezza, sono totalmente contrarie alla sospensione delle strip searches, anche se la nuova tecnologia rende le perquisizioni corporali una pratica obsoleta e inutile”.
“Ci sono prigionieri che più spesso di altri sono sottoposti a violenze, come Colin Duffy (Lurgan) e Harry Fitzsimons (Ballymurphy), uomini che hanno alle spalle una storia che risale a Long Kesh. Il dubbio è che alcune guardie carcerarie li stiano perseguitando per quanto è successo in passato. Hanno questa vecchia mentalità e purtroppo Maghaberry concede loro l’opportunità di saldare vecchi conti”.
L’attuale no-wash protest coinvolge circa trentacinque prigionieri, legati a gruppi Repubblicani diversi, che si rifiutano di lavarsi, radersi o di tagliarsi i capelli.
“Per esempio, nel corridoio superiore sono detenuti i POWs allineati all’ONH (Óglaigh na hÉireann) e al RSF (Republican Sinn Féin), che stanno spalmando i loro escrementi sui muri”, ha spiegato Alex. “Al piano inferiore, i prigionieri allineati al 32 County Sovereignty Movement e i prigionieri indipendenti li stanno gettando in corridoio. 
Anche se ci sono differenze tattiche, quindi, attualmente la protesta coinvolge tutti”.
Le attuali condizioni dei prigionieri nella Roe House, ha aggiunto, sono “estremamente dure” e l’atmosfera all’interno dell’ala è “altamente ostile e tesa”.
“Il corridoio inferiore, dove si trovano quattordici dei detenuti coinvolti nella protesta, è sotto il totale controllo della squadra anti-sommossa, i secondini regolari sono stati a tutti gli effetti sostituiti,” ha spiegato. “I prigionieri vengono perquisiti quando lasciano la cella, in corridioio e quando vi rientrano. I secondini della squadra anti-sommossa sono addestrati alla violenza e al faccia a faccia, perciò il livello quotidiano di tensione e ostilità è insopportabilmente alto: c’è sempre il pericolo che la situazione degeneri a causa dei rapporti tesi tra i prigionieri e la squadra anti-sommossa. Alcuni dei prigionieri sono già stati in prigione e un numero considerevole ha vissuto l’esperienza dell’internamento a Long Kesh, ma per la stragrande maggioranza di loro questa è la prima volta in carcere. Non ci sono ex blanketmen, quindi è per loro la prima esperienza di vita in condizioni così estreme e trovano estremamente difficile affrontarle, ma sono molto determinati a vedere la piena attuazione dell’accordo”.
La giustificazione del NIPS – secondo cui il ricorso alle strip searches è essenziale per motivi di sicurezza – è stata aspramente attaccata dal Family and Friends of Maghaberry POWs.
“In quanto ex-prigionieri, possiamo assicurarvi che questa è una totale assurdità”, ha detto Alex. “Mai una strip search completa ha garantito la sicurezza in carcere. Durante la blanket protest siamo stati in grado di far entrare e uscire migliaia di comunicati, tabacco, radio e Dio sa cos’altro, nonostante complete strip searches e mirror searches. Le strip searches complete sono sono solo un mezzo per esercitare pieno controllo e dominio fisico sui prigionieri, null’altro. Nel primo contatto che un detenuto ha con il sistema, è costretto a spogliarsi e stare nudo davanti a tre o quattro uomini adulti. E l’ironia è che la tecnologia che proponiamo probabilmente assicura realmente la sicurezza, piuttosto che comprometterla.
 Il gruppo di sostegno vuole riportare l’attenzione sulle raccomandazioni di Dame Anne Owers, che recentemente ha curato un rapporto sull’operato del Northern Ireland Prison Service valutandolo come “disfunzionale” ed “inefficace”.
“Lei suggerisce”, ha detto Alex, “che il Prison Service nel suo complesso debba adottare altre forme di procedure di perquisizione in sostituzione delle strip searches complete, che descrive come una ‘violenta ed invadente violazione della privacy’, e anche secondo lei le nuove tecnologie le rendono assolutamente inutili. Questo rapporto è stato pubblicato due mesi fa ma [il Ministro della Giustizia] David Ford dice che potrebbero volerci due anni per attuare le sue raccomandazioni”.
Anche lo Sinn Féin nel mirino del Family and Friends of Maghaberry POWS: secondo Brendy e Alex, i detenuti non sempre sentono “il sostegno che meritano da ex amici 
e compagni, che hanno vissuto questa esperienza prima di loro e dovrebbero conoscerla bene”.
“Rappresentanti dello Sinn Féin hanno incontrato e discusso con i detenuti ed il nostro gruppo in diverse occasioni; hanno fatto numerose dichiarazioni pubbliche invitando David Ford all’attuazione dell’accordo, ma purtroppo questo non è sufficiente. Crediamo che ci debba essere una sorta di significativa azione politica sulla scia di queste affermazioni. Il DUP è il principale ostacolo all’implementazione di questo accordo, dunque ci deve essere qualcuno che vi si opponga nettamente. Il Family and Friends of Maghaberry POWs chiede allo Sinn Féin di sfruttare positivamente il suo potere politico per contrastare il DUP su questo tema e per portare rapidamente ad una soluzione di questo problema”.
Alex ammette che la mancanza di interesse all’esterno per la protesta potrebbe essere dovuta al fatto che si tratti di prigionieri legati a micro-gruppi. 

”In larga misura sì, è questa la ragione, ma penso anche che alla gente non piaccia l’idea che il passato torni a perseguitarli”, ha detto.

 “In questo momento la situazione è grave, ed è difficile vedere come la protesta possa proseguire senza ricorrere a qualcosa di drastico. I prigionieri e le organizzazioni a cui appartengono non ne stanno discutendo, ma quì stiamo parlando di una situazione in cui i prigionieri vivono nei propri escrementi. Ho trascorso due anni e mezzo in blanket protest e non può andare peggio di così. Le loro condizioni fisiche li sottopongono a pressioni estreme, e per la stessa ragione ne sono vittime le loro stesse famiglie”.
Tramite un portavoce, il NIPS ribatte, dichiarando di “aver sempre sostenuto che le perquisizione complete in uscita ed in entrata sono essenziali in ogni prigione per preservare la sicurezza della struttura e la sicurezza degli altri detenuti, il personale e la comunità più ampia, in linea con la prassi in vigore in altre giurisdizioni in tutta Europa “. Il portavoce ha continuato: “Un metodo di perquisizione per i prigionieri dell’ala separata a Maghaberry, che include la BOSS Chiar, è operativo dal 17 novembre 2010. In linea con l’accordo dell’agosto 2010, non vi è più alcuna necessità di procedere a costanti perquisizioni all’interno delle ali separate, tranne quando un detenuto me esce temporaneamente. Tuttavia, la BOSS Chair non in grado di rilevare oggetti non metallici. Il NIPS ritiene che le disposizioni esistenti siano in linea con l’accordo di agosto e continua ad impegnarsi per la sua attuazione. Questa posizione è difesa anche in tribunale, nel momento in cui è stata contestata da una revisione giurdica all’inizio di quest’anno”.

Lilian Fitzsimons: “hanno pestato mio fratello due volte”
Harry Fitzsimons, 43enne di Ballymurphy, padre di quattro figli, ha subito ben due violentissimi pestaggi da quando ha iniziato la no-wash protest: l’ultimo, proprio a maggio, lo ha lasciato con una sospetta frattura ad una costola e ferite sul volto e su tutto il corpo.
È la sorella, Lilian, a parlare, raccontando che le guardie carcerarie hanno dato a Harry “un ultimatum di quindici minuti per decidere se sottomettersi ad una strip search“, poi “sono entrate e lo hanno gettato a terra, iniziando a picchiarlo ferocemente strappandogli i vestiti”.
“Nel frattempo”, prosegue, “uno di loro ha continuato a picchiettare con le nocche in un punto sensibile dietro l’orecchio, e tutto è finito solo dopo una ventina di minuti. Quando ho tentato di contattare la prigione, dopo che mi era stato riferito del pestaggio, nessuno mi ha informata sul suo stato di salute, e anzi mi sono sentita dire ‘No, no, no. Non picchiamo i nostri prigionieri. Non sia sciocca, non picchiamo i nostri prigionieri’. Il giorno seguente sono riuscita ad ottenere di poterlo vedere, e aveva il volto ricoperto di tagli perché gli avevano spezzato gli occhiali in faccia a calci mentre lo tenevano immobilizzato a terra. Anche tutti gli altri prigionieri e i loro familiari che quel giorno si trovavano nella sala delle visite sono rimasti sconvolti. È stato terribile e molto triste, soprattutto sapendo che non potevo farci nulla. Addirittura abbracciarlo significava causargli ulteriore sofferenza.”
È stato un prete, ha raccontato Lilian, ad informarla. “Mi ha detto ‘È vivo, ma non se le è certo procurate sbattendo contro una porta’.”
Solo sei giorni dopo un dottore ha finalmente visitato Harry. “I repsonsabili della prigione continuavano a ripetermi che era lui a rifiutare le visite”, continua Lilian, “ma non era certo vero, era agonizzante. Oltretutto, quando è senza occhiali è perseguitato da emicranie terribili”.
“Hanno giustificato quel pestaggio feroce e brutale dicendo che quando hanno aperto la porta della cella stava gettando gli escrementi in corridoio colpendo le scarpe di una delle guardie, e che per quello erano entrati”.
Lilian ha anche raccontato che dopo il primo pestaggio, nell’aprile 2010, Harry era stato messo in supervisione speciale per quattordici giorni, senza poter vedere nemmeno il suo avvocato.
“Non sapevamo se fosse vivo o morto, o in quale stato. Alle famiglie non viene mai detto quasi nulla, sembra che questa gente creda di avere il diritto divino di picchiare qualunque repubblicano in carcere. Vige la stessa amministrazione e lo stesso regime come se si fosse in pre-hunger strike, e ho l’impressione che possano fare quello che vogliono. Questo lascia le famiglie terribilmente angosciate, fa male e fa infuriare, ecco perché la gente protesta anche all’esterno: sanno che semplicemente non è giusto. Non è normale, se stesse succedendo in qualunque altro paese del mondo desterebbe clamore a livello internazionale. In quest’epoca, in questo momento, non dovrebbe esser loro permesso di amdare avanti di questo passo”.
In ogni caso, Lilian è certa che suo fratello sia forte nel corpo e nello spirito, nonostante ciò che deve sopportare: “Non importa, lotta per ciò in cui crede e in tantissimi rimangono al suo fianco. Nulla potrebbe mai farlo cedere e questo men che meno, al massimo non può che renderlo ancor più determinato. E noi come famiglia staremo al suo fianco al 100%, non importa quali decisioni prenderà. Saremo lì per lui”.

Un pensiero su “MAGHABERRY. ECHI DEL 1981

  1. Hungerstrikers died for political status, and now 30yrs on the system are still trying to criminalize republican prisoners, end internment.

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